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Opinioni

02 11 11 @ 05:35  silvio.maselli

“Ancora parole dure da parte del ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan, contro il Festival dio Roma. Intervistato dal ‘Corriere della sera’ di oggi Galan, che ha partecipato alla proiezione del film ‘Il cuore grande delle ragazze’ di Pupi Avati in concorso a Roma, non rinuncia a specificare il suo pensiero sul festival romano: “Sono venuto perché è mio compito fare anche delle cose che non avrei voglia di fare. Continuo a pensare che questo festival sia un doppione di quello veneziano, una brutta copia, e in quanto tale sia perciò dannoso per il Paese. Mi fa impazzire l’idea che la signora Detassis e il signor Müller, vale a dire i responsabili artistici dei due festival, siano andati in giro per il mondo cercando di rubarsi i film da portare in concorso. Venezia ha una storia e un prestigio che Roma non ha e non potrà avere” Chiudere il festival, quindi?: “Io dico che non devono imitare Venezia. Roma deve diventare il centro del mercato cinematografico. Punto. Si inventino un evento che sia orientato al mercato del cinema. Ne ho già parlato con Alemanno e credo che sia d’accordo”. A proposito dello scongelamento dei 270mila euro circa, che il Ministero eroga a favore del mercato del festival (Business Street), Galan chiosa: “Li scongeleremo a condizione che ci sia un progetto speciale dedicato allo sviluppo del mercato cinematografico”

Fonte: e-duesse.it


Banche, imprese e cinema

31 10 11 @ 10:21  silvio.maselli

‘Banche, Imprese & Cinema: si può fare’. L’industria cinematografica fattura circa 6 mld di euro l’anno
Industria che dà lavoro a 200 mila persone, tra lavoratori dipendenti e indipendenti, autonomi e liberi professionisti.

MEDIA - E’ solida l’industria cinematografica italiana. Lo dimostrano i dati, mai diffusi prima, presentati al convegno “Banche, Imprese & Cinema: si può fare”, organizzato da ABI, ANICA e Unindustria svoltosi di questa mattina in apertura di “The Business Street”, il Mercato del Festival Internazionale del Film di Roma.

Le imprese attive sul territorio nazionale sono 6.120 secondo i dati ISTAT 2009, diffuse sul territorio nazionale in maniera disomogenea, dal momento che si concentrano nel Lazio (1800 – 28,2%) e in Lombardia (1247 – 19,5%).
Il fatturato generato da tali imprese in Italia nel 2008 ammonta a 5,7 miliardi di euro (di cui 3,2 nella sola produzione): interessante il confronto con la Germania, che fattura nello stesso comparto 6,3 miliardi di euro e con la Gran Bretagna, che tocca i 16,8 miliardi di euro.
Importante anche il numero di addetti, che tocca le 200 mila unità, tra lavoratori dipendenti e indipendenti, autonomi e liberi professionisti.

L’investimento annuo complessivo di capitali italiani privati e pubblici nelle opere filmiche supera i 300 milioni di euro. Il peso del finanziamento pubblico è diminuito negli anni, fino a coprire, nel 2010 circa il 12% dell’investimento complessivo.

Il Convegno di questa mattina ha focalizzato anche l’importanza delle misure fiscali che incentivano l’investimento nel cinema, in particolar modo su quelle rivolte a imprese esterne al settore che prevedono un credito d’imposta pari al 40% su un tetto massimo per la singola impresa di 2,5 milioni di euro, a condizione che l’investimento complessivo da terzi sia inferiore alla metà del budget complessivo del film.
Il coinvolgimento di banche e imprese, rappresentate da ABI e da UNINDUSTRIA, insieme ad ANICA nel Convegno di oggi sta a significare lo sforzo comune per utilizzare al massimo le opportunità offerte dagli incentivi fiscali.

“Il tax credit esterno, ovvero il credito d’imposta per imprese e istituti finanziari che investono nel cinema senza far parte del settore, è il cuore degli incentivi fiscali di cui usufruisce l’industria cinematografica”, ha dichiarato il Presidente dell’ANICA, Riccardo Tozzi.
“Se infatti le altre forme di incentivazione hanno ricadute positive intervenendo direttamente sui costi di produzione e di gestione delle imprese cinematografiche, attraverso il tax credit esterno si possono aggiungere importanti risorse all’ammontare complessivo degli investimenti. Più quantità, ma anche più qualità delle risorse a disposizione per il settore”.
“Lo sforzo di ANICA – ha precisato Tozzi - è coinvolgere sempre di più le associazioni e le istituzioni del mondo finanziario e imprenditoriale, sviluppando sinergie tra i diversi comparti e, soprattutto, facendo incontrare tra loro mondi che fino a qualche anno fa non erano riusciti a stabilire rapporti durevoli ed efficaci”.
“Un nuovo rapporto tra cinema e imprese, cinema e mondo della finanza, è possibile e utile per tutti. Il convegno di oggi – ha concluso il presidente ANICA - dimostra che il cammino comune intrapreso da ABI, ANICA e UNINDUSTRIA è indispensabile per la riuscita di quel processo di autonomia finanziaria che il cinema italiano, forte della sua tradizione produttiva e culturale, ha intrapreso da anni, e di cui i provvedimenti fiscali di cui oggi si parla sono soltanto un primo seppur fondamentale passo.”

“Come Unindustria riteniamo molto importante sensibilizzare gli operatori economici di tutti i settori esterni al mondo del cinema sulla applicazione della normativa sulle agevolazioni fiscali a favore della produzione cinematografica – ha dichiarato Giampaolo Letta, Vicepresidente di Unindustria con delega all’audiovisivo e al multimediale e Amministratore Delegato di Medusa Film – e questo incontro con ANICA e ABI vuole essere il primo step per avviare una efficace campagna d’informazione sul tax credit a favore delle imprese del Lazio e del paese”.
“E’ un interessante opportunità di business - ha continuato Letta - anche per le PMI e per tutte le aziende che desiderano diversificare i propri investimenti. L’investimento nella produzione cinematografica infatti può essere, con risultati finanziari positivi, un’alternativa alla Borsa o ai titoli di stato, ed è importante che gli imprenditori di tutti i settori ne siano a conoscenza”.
“Con ANICA abbiamo siglato un accordo ad hoc proprio per promuovere iniziative congiunte che avvicinino le imprese di Roma e del Lazio all’industria dell’audiovisivo. L’accordo ha lo scopo di creare da una parte opportunità di business e dall’altra nuove risorse sulla produzione di pellicole, in un momento in cui al cinema italiano, grande patrimonio nazionale di know how e professionalità, va riconosciuto il valore strategico per l’economia della Regione e di tutto il Paese.”

II Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha sottolineato come la sinergia tra banche e cinema deve produrre una nuova modalita’ di colloquio tra mondo finanziario e industria cinematografica, in cui la banca deve farsi carico di esaminare anche gli elementi qualitativi del progetto cui partecipa.
Le posizioni di Tozzi e Sabatini sono sostanzialmente condivise anche da Nicola Borrelli, Direttore Generale per il Cinema del MiBAC, che ha parlato di un buon risultato raggiunto dal Tax Credit interno e invece una maggiore necessita’ di estenderlo alle aziende non di settore. Lo strumento, ha detto infatti Borrelli, è ancora poco conosciuto al di fuori del mondo del cinema.

Al Convegno hanno portato i loro contributi Roberto Cicutto, Direttore Mercato Internazionale del Film di Roma; Stefano Selli, Capo della Segreteria di Paolo Romani, Ministro per lo Sviluppo Economico; Alberto Baldini, Responsabile Settore Cinema BNL – Gruppo BNP Paribas; Stefano Melazzini, Responsabile Settori Specialistici Mediocredito Italiano – Gruppo Intesa San Paolo; Federica Lucisano, AD Italian International Film; Mario La Torre, Ordinario di economia degli intermediari finanziari – Università La Sapienza. Nel pomeriggio il convegno, coordinato dal presidente dei produttori ANICA, Angelo Barbagallo, con un’introduzione esemplificativa dell’esperto Gian Marco Committeri, si è rivolto più direttamente agli investitori esterni, mostrando le esperienze delle imprese che hanno già usufruito degli incentivi in vigore.


Una generazione al bilancio

27 10 11 @ 02:31  silvio.maselli

Cit:

Damiano Russo, ragazzo gentile del cinema italiano, è il centro di bellissimi cerchi di vita. Il primo, il più importante è formato dalle otto persone che hanno ricevuto i suoi organi “vitali”. Ha donato tutto di sé, è morto per un trauma cranico, forse bastava poco così e l’avrebbe scampata quando è caduto dalla sua Honda impattando con un auto che usciva da un passo carrabile sulla via Prenestina. Ma così non è stato. La strada, le traiettorie delle moto e il fato hanno leggi inesorabili e questi giorni ce l’hanno insegnato. E’ stata aperta un’indagine per omicidio colposo, era doveroso farlo.

Nella chiesa dell’Annunciazione nel quartiere Poggiofranco di Bari, il giorno del suo funerale gremito da un migliaio di persone, Damiano Russo è il centro di un altro cerchio che lo piange, sorride a ricordarlo e lo commemora dall’altare con le bellissime parole di Delia che parla per i compagni di scuola dell’Istituto Margherita. E un altro cerchio in lacrime, più in là è composto dai colleghi attori della serie tv “Liceali”, prima e seconda serie. Attoniti, avevano ricevuto una mail da Damiano solo giovedì che li chiamava a raccolta, per una rimpatriata. Appuntamento per domenica. E domenica si sono visti sì ma per commemorarlo al teatro Valle. Perché Damiano era così, amava sentire tutti intorno, da lui partivano gesti d’amore e in questa piccola chiesa che non basta per tutti, in tanti sono qui a restituirglieli.

Stanno accanto alla mamma Rosamaria, al papà Girolamo e alla sorella Luciana che, a un certo punto della funzione, va a dar manforte al coro che non ce la fa. Tutti sono qui a prendere e portare un po’ di Damiano con sé, che vuol dire gentilezza, disponibilità, caparbietà nel proprio lavoro, studio, applicazione, modestia. Un esempio, un piccolo amuleto da portare sul cuore da questo momento in poi. E c’è un altro cerchio, ancora, quello degli attori di “Tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubini, nati con quel film come attori, registi, operatori culturali. Michele Venitucci, Pierluigi Ferrandini, Antonio Lanera, Marcello Introna, Francesco La macchia, Antonio Tuzza, che ricorda: “avevamo pensato una bella rimpatriata a dieci anni dal film ma c’è sfuggita per un pelo”.

C’è chi fa il cinema in Puglia, ci sono il presidente e il direttore dell’Apulia Film Commission, Oscar Iarussi e Silvio Maselli, i registi Francesco Lopez, Roberto De Feo, l’attore Fabrizio Buompastore, il responsabile casting Lello Petrone. Ed è prematuro tempo di bilanci. Di guardarsi un po’ persi, occhiali scuri contro occhiali scuri, ad accorgersi di aver perso già qualcuno per strada. Domattina, Damiano continuerà il suo viaggio, sarà sepolto in Calabria, a Cirò, accanto a suo nonno.
(Antonella Gaeta)

Fonte:
http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/10/26/news/damiano_russo-23930754/


Coprodurre.

25 10 11 @ 05:15  silvio.maselli

BRUXELLES, 25 OTT - Euromed Audiovisual, il programma finanziato dall’Ue, ha organizzato un seminario oggi a Montpellier sulle coproduzioni nella zona del Mediterraneo, insieme all’International Mediterranean Film Festival.

La conferenza, riferisce il sito web di Enpi (www.enpi-info.eu), includera’ la presentazione del lavoro intitolato ‘Un uomo senza un telefono cellulare’ di Sameh Zoabi e prodotto da Marie Gutman, ma anche di un database del programma Euromed Audiovisual, per favorire la coproduzione nella regione. Nell’agenda dei lavori si prevede anche di affrontare il tema delle due commissioni per il cinema esistenti in Marocco e in Giordania, oltre alla discussione sui possibili metodi per aumentare le coproduzioni fra Europa e paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I partecipanti includono il direttore della Commissione Film di Ouarzazate, Abdessadek El Alem, il coordinatore del progetto di formazione ‘Industria Med Film’ della commissaione sul cinema giordana, Deema Azar, oltre a registi e produttori. Il programma Euromed Audiovisual III cerca di contribuire allo sviluppo e al rafforzamento della capacita’ dell’industria del cinema con i partner Ue del Sud (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Territori palestinesi, Siria e Tunisia) , per una reciproca comprensione, il dialogo interculturale e la diversita’ culturale. (ANSAmed)


Ciao

24 10 11 @ 05:36  silvio.maselli

Ciao Damiano.


Confronti

21 10 11 @ 02:37  silvio.maselli

Il progetto D’Autore, finanziato con fondi strutturali dalla Regione Puglia, è costato circa tre milioni di euro nell’ultimo biennio rivolti a sostenere 25 schermi.
Facciamo un confronto con questa notizia. Ogni commento è superfluo.

“La Direzione generale per il Cinema dei Beni culturali, guidata da Nicola Borrelli, ha confermato il progetto Schermi di Qualità (quinta e sesta edizione) tra i Progetti Speciali, con l’assegnazione di un contributo di 3 milioni di euro. Schermi di Qualità è l’iniziativa realizzata dall’Agis, d’intesa con le associazioni dell’esercizio Anec, Fice, Acec, Anem, che premia con un contributo economico gli esercenti che raggiungono gli obiettivi richiesti di programmazione di film di qualità italiani ed europei. La domanda di liquidazione del contributo è stata presentata da 538 schermi che hanno completato la quinta edizione, iniziata l’1settembre 2010 e conclusasi il 31 agosto 2011. Alla sesta edizione dell’iniziativa, partita l’1 settembre 2011 e che si concluderà il 31 dicembre, si sono iscritti 707 schermi.”


Puglia Experience

21 10 11 @ 02:26  silvio.maselli

MI intenerisce e, insieme, inorgoglisce osservare i sedici sceneggiatori di Puglia Experience prepararsi alla sessione finale dei pitchings. Come studenti universitari prima di un difficile appello, passeggiano nervosamente ripetendo a bassa voce il proprio soggetto. Favorire incontri tra produttori e sceneggiatori è un lavoro immane e gratificante.
Ed io penso che ho scelto di fare un lavoro stupendo.


Diritto d’autore

13 10 11 @ 08:37  silvio.maselli

La legge sul diritto d’autore vigente oggi in Italia è la numero 633 del 1941.
Ma vi pare una cosa possibile dopo l’avvento di internet?!


Stay hungry, stay foolish.

06 10 11 @ 09:49  silvio.maselli

Ciao Steve,
sei stato un grande affamato e un grande folle.
Mi mancherai. Ma il tuo testamento è qui, sempre con me.
Tuo affamato e folle ammiratore.
s.

“Voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è su una cosa che io chiamo ‘unire i puntini’ di una vita. Quand’ero ragazzo, ho abbandonato l’università, il Reed College, dopo il primo semestre. Ho continuato a seguire alcuni corsi informalmente per un altro anno e mezzo, poi me ne sono andato del tutto. Perché l’ho fatto? E’ iniziato tutto prima che nascessi. La mia mamma biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata e quando rimase incinta decise di darmi in adozione. Voleva assolutamente che io fossi adottato da una coppia di laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare sin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però, quando arrivai io, questa coppia - all’ultimo minuto - disse che voleva adottare una femmina. Così, quelli che poi sarebbero diventati i miei genitori adottivi, e che erano al secondo posto nella lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?”. Loro risposero: “Certamente!”. Più tardi la mia mamma biologica scoprì che questa coppia non era laureata: la donna non aveva mai finito il college e l’uomo non si era nemmeno diplomato al liceo. Allora la mia mamma biologica si rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Questo è stato l’inizio della mia vita.

Così, come stabilito, parecchi anni dopo, nel 1972, andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno troppo costoso, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi non riuscivo a trovarci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta una vita.

Così decisi di mollare e di avere fiducia, che tutto sarebbe andato bene lo stesso.

Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso in vita mia.

Nel momento in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a entrare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca-Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e potermi comprare da mangiare. Una volta la settimana, la domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio degli Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri con e senza le ‘grazie’, capii la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era bello, ma anche artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute. Se non avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente, all’epoca in cui ero al college era impossibile per me ‘unire i puntini’ guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Insomma, non è possibile ‘unire i puntini’ guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e, invece, ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita.

Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple è diventata - da quell’aziendina con due ragazzi in un garage che era all’inizio - una compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila dipendenti.

Nel 1985 - io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione, il Macintosh - sono stato licenziato.

Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose erano andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il consiglio di amministrazione si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era saltato e io ero completamente devastato.

Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.

Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, ‘Toy Story’, e adesso è lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono tornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Mia moglie Laurene e io abbiamo una splendida famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.

Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.

La terza storia è a proposito della morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione”. Mi colpì molto e da allora, negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante.

Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la Tac alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Prima non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile, che sarei morto entro i prossimi tre, al massimo sei mesi. Quindi sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi di poter dire loro in dieci anni. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire ai tuoi addio.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini, per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia, ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso, per fortuna, sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche l’unica per qualche decennio. Essendoci passato attraverso, adesso posso parlarvi con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte per me era solo un concetto astratto

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso, in realtà non vogliono morire per andarci. Ma la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. è l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo.

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo, c’era un giornale incredibile che si chiamava ‘The Whole Earth Catalog’, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci aveva messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine per scrivere, forbici e foto Polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di ‘The Whole Earth Catalog’ e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono l’ultimo numero. Era più o meno la metà degli anni Settanta. Nell’ultima pagina di quel numero finale c’era la fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: ‘Stay Hungry. Stay Foolish’, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio.

Stay Hungry. Stay Foolish: io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish.”

Traduzione di Antonio Dini
Fonte: espresso.it
Grazie a Vincenzo per avermelo fatto vedere in originale, tempo fa. Una emozione che dura ancora.


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