Cannibale

Si, lo ammetto, sono stato (e in parte sono ancora) un "cannibale". Ho amato tutti i libri di Niccolò Ammaniti. Qualche sera fa, a Roma, in un bar di Prati l'ho visto insieme ad amici comuni. Come sempre accade con i talents non ho voluto conoscerlo. Per me è un mito che deve rimanere tale. Scoprire che magari dice o fa cose banali lo troverei insopportabile. E' uno dei più grandi scrittori italiani. E nessuno me lo tocchi. Nemmeno io, stringendogli la mano.
Penso che il più bel film di Salvatores, l'unico che non invecchia, sia "Io non ho paura". Non è per caso. La storia è robusta, intelligente, commovente. E' la storia di noi tutti. Inguaribili ragazzi degli anni '70. Che viviamo il presente sospesi tra gli anni che furono e un futuro che siamo perennemente condannati a cambiare. Schiacciati da quaranta-cinquantenni che non mollano nemmeno un pezzo di potere e da nativi digitali agguerriti e inconsapevoli del mondo da cui vengono, sospesi nell'eterno presente.
Il mondo dei "cannibali" è un mondo curioso, divertito, aperto al confronto. Mai cinico, anche quando fa il gioco di esserlo.
Insomma grazie Niccolò per avermi accompagnato in questi anni. Avrei voluto dirti solo questo l'altra sera. Ma sono un cannibale anche io, che senso aveva dirtelo lì, col drink in mano?
Fonte: Il Giornale