Diario
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attese

Ci sono attese liete, altre pregne di inquietudine. Oggi, il giorno dopo l’anteprima pugliese de ‘Il passato è una terra straneira’ – un film bellissimo – attendiamo qualche premio per il film di Vicari o per quello, assai apprezzato dalla critica e dal pubblico romano di Edoardo Winspeare.

Qualunque cosa accada per noi, umili servitori del cinema che si gira in Puglia, è già arrivato il successo che cercavamo: i produttori si fidano di noi, gli sceneggiatori iniziano a percepire qualcosa in più di questa terra, gli organizzatori fanno a gara per venire qui.

In tutto questo, dopo la bella, lunga, intensa giornata di ieri, non ho le forze per fare nulla. Mi sento come svuotato, in attesa di nulla. Uno Ian Curtis di provincia, alla ricerca del vuoto, perchè quando hai fatto il pieno di emozioni e desideri, di desideri collettivi, mai privati, non ti resta altro da fare che attendere, ricompensandosi con il silenzio.

Ovvio però, tutto questo è solo un desiderio, mi tocca rimettermi al lavoro, e di corsa pure. A novembre c’è Torino, e poi il festival di gennaio e progetto memoria da seguire e un cda da preparare e le attività di cineturismo da accompagnare e una guida da lanciare, un’altra anteprima da organizzare, personale da cementare, bilanci di commentare, por da sistemare. Chi l’ha detto che la giornata ha 24 ore?

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