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Miscellanea

22 06 10 @ 10:47  silvio.maselli

Mi ricordo che al mio esame di maturità scrissi un tema di attualità tutto centrato su Primo Levi. A ripensarci fu davvero bello scriverlo. Ad una prima sommaria lettura, le tracce di quest’anno mi sembrano interessanti, mi piacerebbe avere diciottanni…

Leggo sempre con apprensione le notizie di prelati impiastricciati di potere temporale. Crescenzio Sepe afferma che il Vaticano sapeva dei suoi movimenti finanziari, delle case di Propaganda Fide date ai potenti di turno, dei Vespa che prendono in fitto case da loro, come fossero una qualunque immobiliare per vip. E mi ricordo il mio cattolicesimo di bambino, affascinato più dal messaggio cristiano che dalla liturgia. Quanto siamo lontani dallo stupore dell’annuncio di Dio? Quanto soffre Gesu su quella alta croce?

Nella opulenta e democratica Reggio Emilia, una ragazzina autistica è stata allontanata ieri dal ristorante del centro commerciale “Meridiana” perché “allarma la clientela”. Non un ristorante di lusso, dunque, raffinato e snob; ma un putrido, rumoroso centro commerciale. Ed io penso che non esiste più nessun Dio, se non quello del codice a barre.


Pensieri

21 06 10 @ 08:52  silvio.maselli

Leggo basito la polemica che alcuni giovani iscritti al PD hanno inaugurato, scrivendo una lettera al segretario Bersani e protestando per il saluto che all’ultima assemblea ha fatto loro l’attore Fabrizio Gifuni. Egli ha solo detto “Vedete, compagni e compagne, è tanto tempo che volevo dire così”…Mi viene in mente il modo con cui chiamo la mia partner, mi viene in mente l’etimo latino di una parola dolce e forte insieme. Compagna, compagno. Spezzare il pane insieme.

Ora io penso, molto seccamente, che il PD con quei giovani non andrà mai da nessuna parte, sarà solo la fotocopia sbiadita della PdL e, per certi aspetti, meglio così.

Mi irritano molte figure pubbliche dell’agone mediatico. Ma poche, in assoluto, come Lippi. Allenatore della nazionale che ritorna sullo stesso palcoscenico calcato trionfalmente nella Germania del 2006 e s’inventa una squadra senza qualità, senza talento, appesa nella speranza che torni presto l’uomo triste Pirlo, presunta panacea di ogni male.
Ho visto la partita con la Nuova Zelanda e penso, come sempre, che il calcio è simile alla vita, a volte anche più bello. Per questo mi commuovo leggendo Soriano o Pastorin. Perché poi magari sta squadra di pecoroni vince il mondiale (non ci credono manco loro…).

La squadra messa in campo ieri era completamente sbagliata. Comunque la si pensi, il calcio vive di regole e schemi, tanto più oggi (leggere all’uopo il geniale libro “Interismo, leninismo” di Luigi Cavallaro), al tempo del calcio totale, collettivizzato, socializzato.

Se quell’odioso canuto signore si fosse portato gente come Balotelli, Cassano, Miccoli e se avesse messo in campo dal primo momento Di Natale - lasciando in panchina un cadaverico Marchisio - , giocando sulle fasce, imponendo ai suoi giocatori senza passione di saltare l’uomo e andare sulle ali per metterla in mezzo, forse ci saremmo - quantomeno - divertiti di più. E si sarebbe divertito di più anche quel povero diavolo di Gilardino, ottimo attaccante centrale. Quando gli passano la palla.

Invece dobbiamo assistere ad una mesta conferenza stampa in cui l’anziano mister difende la scelta di aver sostituito Pepe, l’unico esterno brioso che avevamo - per tener dentro la truppa juventina, capeggiata dall’ombra di se stesso, Fabio Cannavaro che ancora ci si chiede, noi amanti del bel calcio, ma perché?


Il Vangelo secondo Gesù Cristo

18 06 10 @ 02:34  silvio.maselli

E’ morto José Saramago. Ed io non mi sento tanto bene.
Se dovessi dare, à la Nick Hornby, la mia classifica dei cinque libri più belli mai letti, di sicuro citerei “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago. L’eretico.

Addio Josè, ci mancherai.


Corso Salani: un ricordo di Carlo Michele Schirinzi

18 06 10 @ 09:45  raffaella.delvecchio

Riceviamo e pubblichiamo questo ricordo del regista pugliese Carlo Michele Schirinzi dedicato a Corso Salani.

Avevo sentito parlare molto di Corso Salani nei festival cinematografici e negli ambienti indipendenti. Massimo Causo mi spronava a non perdermi d’animo e non arrendermi per il lungometraggio, pensa a Corso Salani, diceva, ha dei budget ridottissimi ma riesce a fare delle grandi cose. Leggi tutto »


Piangiamo Corso Salani

17 06 10 @ 12:05  silvio.maselli

L’Apulia Film Commission piange la scomparsa, improvvisa e ingiusta, di Corso Salani. Attore e regista di unica sensibilità e tatto.
Ciao Corso.


Un pensiero semplice

17 06 10 @ 08:59  silvio.maselli

Sono direttore generale di una fondazione pubblica.
Gestisco un budget di alcuni milioni di euro l’anno.
Sono una brava persona, nel senso che provenendo da una famiglia della media borghesia urbana, i miei genitori mi hanno insegnato per prima cosa il valore della onestà.
“Vergognati solo se rubi”, mi diceva mio padre da bambino, quando arrossivo per qualcosa o qualcuno.

Parlo molto al telefono. In larghissima prevalenza telefonate di lavoro: produttori che chiedono informazioni, organizzatori generali con cui discutiamo di modalità produttive dei film da girare in Puglia, colleghi italiani ed europei con cui discutiamo del nostro mercato, assessori, dirigenti e funzionari della Pubblica amministrazione, videomaker e registi, attori e attrici o aspiranti tali, direttori di festival, fornitori e così via elencando.

Molti cercano tramite me di capire come finanziare le proprie opere. Potrei approfittarne, ma non so nemmeno come si possa fare. E, per mettere me stesso e gli amministratori della Fondazione al riparo da ogni tentazione, ho elaborato - con la consulenza di un legale, perchè dagli avvocati si va prima, non dopo che la frittata è fatta - un regolamento per il sostegno ai film, uno per l’acquisto di beni e servizi pedissequamente ricalcato sul codice degli appalti pubblici, uno sull’assunzione di personale.
Se fossi intercettato, annoierei a morte il tecnico ascoltatore ed il magistrato indagante. Non ho scheletri nell’armadio, non ho segreti di sorta, e se pure avessi l’amante non me ne vergognerei avendo trasformato il mio cattolicesimo di origine dogmatica infantile, in fattore culturale prospettico, espungendone gli aspetti più deteriori come il senso di colpa.

E allora mi e vi chiedo: se il Premier dice che siamo tutti intercettati, oltre ad aggiungere tessere alla sua teoria della paura, è forse perché ha molto da nascondere. Non trovate?

Fonte: http://www.corriere.it/politica/10_giugno_16/berlusconi-tutti-spiati_d69fb890-792c-11df-ad02-00144f02aabe.shtml


“Un’Italia che non riesce, non sa ragionare nel merito”

11 06 10 @ 09:56  silvio.maselli

Mi piace spaziare, leggere e ascoltare le opinioni altrui, ho le mie simpatie e le antipatie. Come tutti.
Ho letto i classici del pensiero liberale, del pensiero socialista, di quello cattolico.
Quel che so, è che oggi non vorrei essere al posto di un giornalista, di un editore, di un deputato di minoranza o di un finiano.
Ecco cosa dice l’editoriale di Fare futuro web a proposito della IGNOBILE legge sulle intercettazioni:

Si poteva fare di più e di meglio, forse

Intercettazioni, inutile
nascondere la delusione

di Filippo Rossi
Lettera aperta ai delusi.

E sì, perché questa storia delle intercettazioni, inutile negarlo, non va giù a molti. E, anche questa volta, non è affatto questione di destra e sinistra. Anche questa volta, la gabbia del bipolarismo italiano non riesce a interpretare una società molto, molto più complessa. Una società che di fronte a una “legge simbolo”, una “legge manifesto”, non può che dividersi senza seguire le dicotomie standardizzate di un bipolarismo annoiato. Ed è per questo che, allora, chi si trova in mezzo al guado, chi cerca di combattere una battaglia per una nuova politica all’interno di uno schieramento, non può che deludere, non può che deludere in primo luogo se stesso.

Perché si poteva fare di più e di meglio. Perché si ha la brutta sensazione di fare la foglia di fico di una decisione che non piace. Perché - come ha detto Fabio Granata ieri - sulla lotta alla mafia ci sarebbe ancora da cambiare. E sulle sanzioni agli editori, e sulle intercettazioni ambientali, e sui limiti temporali. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza verso se stessi. Verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano.

È meglio urlarla con tutto il fiato in gola, questa nostra delusione. Questa nostra insofferenza. Non per modificare quello che non si ha la forza di modificare, ma per mettere ancora una volta sul piatto di un dibattito, culturale prima che politico, l’anomalia pericolosa di un’Italia che non riesce, non sa ragionare nel merito. Che deve sempre tifare e alzare stendardi di parte. Che fa politica come i ragazzi della via Pal.

C’è chi ha detto che questa legge sulle intercettazioni è uno spartiacque per la democrazia italiana: di qua la dittatura, di là la democrazia. È un’evidente esagerazione, però una cosa è certa: questa legge poteva essere molto, molto migliore. Poteva limitare le esagerazioni di una pratica spiona senza limitare la libertà d’informazione. Poteva. L’elenco è lungo. Date le condizioni, questo era il massimo che si poteva ottenere. Forse. E quel forse, inutile negarlo, pesa come un macigno. Un macigno che ancora schiaccia a terra la politica italiana.

10 giugno 2010
Fonte: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=6307&Cat=1&I=immagini/Foto+D-F/delusione_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Newsletter


Tremonti, la Puglia e Aurelio De Laurentiis.

11 06 10 @ 09:58  silvio.maselli

Confondendo un’iniziativa politica e dunque privata (Le fabbriche di Nichi) con una pubblica (i Cineporti), Giulio Tremonti ha attaccato il lavoro svolto in questi ultimi tre anni dalla giunta Vendola sul cinema e l’audiovisivo.
Il primo punto è politico: Tremonti, candidato in pectore alla successione di Berlusconi (per il terrore dei colonnelli e dei soldati della PdL con i quali mi capita spesso di parlare…perché già con Berlusconi comanda solo lui, figurati se il fiscalista fosse anche premier…), attacca nella culla il suo avversario più temibile. E lo attacca proprio nel cuore del meccanismo della costruzione di consenso. La cultura, infatti, è per Vendola quel che per Berlusconi e Tremonti sono le adunate padane o il popolo degli ipergarantiti dalla evasione fiscale autorizzata (le finte partite iva, i commercianti o i ristoratori che quando gli chiedi lo scontrino ti guardano male, gli artigiani e i liberi professionisti che se chiedi la ricevuta ti fanno pagare a parte l’iva in più, che fanno la base di questo centrodestra).

E viene in mente che Tremonti, attaccando - se permettete - anche il nostro lavoro - attacchi un intero popolo di artisti, autori, produttori che in questi (soli) tre anni di vita di Apulia Film Commission ne hanno apprezzato la qualità, l’utilità, la facilità di approccio. Ed hanno scelto sempre più numerosi di venire qui a girare i propri film, spot, documentari e cortometraggi.

Ma per capire quanto strumentale sia stato l’attacco, è opportuno vedere l’intervista al potentissimo Ministro delle Finanze, nella quale dice testualmente “che poi io manco lo so cosa è il Cineporto, cos’è un festival?”. Ecco. questo è l’altro nodo: l’attacco è gratuito e l’ignoranza è massima.

Se Tremonti venisse in questi giorni al Cineporto di Bari, ad esempio, scoprirebbe un brulicare di cittadini e di professionisti, proiezioni stampa, bambini alle prese con la visione di film, una ditta edile che sta costruendo il bar. Tutte cose che fanno muovere l’economia insieme alle idee.

Infatti i fondi con i quali abbiamo realizzato i Cineporti di Bari e Lecce sono stati erogati dalla Regione Puglia su fondi FAS, grazie all’Accordo di Programma Quadro “Sensi contemporanei” per un totale di 800.000 € per i due impianti. Chi sa di fondi pubblici, capisce bene che l’autorizzazione a spenderli è giunta da una delle direzioni del Ministero dello Sviluppo Economico. Altro che spesa leggera e libera delle regioni.

E qui veniamo al terzo nodo: le idee. Chi parla come Tremonti dimostra di avere il terrore di idee che si muovono troppo velocemente. E’ il problema del potere, direbbe Michel Foucault. La Puglia oggi va troppo veloce perché il potere possa davvero capirla. Per questo il Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_09/puglia-borse-studio-tasse-inattese_47963e94-73c8-11df-8fbb-00144f02aabe.shtml) dedica una modesta inchiesta alla vicenda delle borse di studio di Ritorno al futuro. Perché bisogna fare da contraltare al popolo che, in tutt’Italia, guarda alla Puglia come fenomeno. Le elites si prendono la rivincita e comincia la solita pratica denigratoria. De ja vu.

Le parole più interessanti sul nostro mestiere - ma anche preoccupanti, se viste solo dal punto di vista del prodotto Filmauro - le ha dette pochi giorni fa il produttore Aurelio De Laurentiis. Il vero problema italiano si chiama assenza di mercato. I soldi pubblici dovrebbero servire per consentire l’accesso al mercato al prodotto di qualità, ad abbassare la soglia e far crescere i talenti autoriali. Invece il feroce duo(mono)polio italiano ha massacrato gli autori e i produttori indipendenti, costringendoli a far la spola tra Rai/Medusa/Ministero per remunerare le proprie opere di ingegno. Un produttore schiavo, significa ridurne la capacità creativa.

De Laurentiis:
“I tagli al Fus? Non mi interessano; il vero problema è l’assenza di un’industria produttiva italiana”. Lo ha dichiarato ieri il produttore Aurelio De Laurentiis sul set di ‘Amici miei 400’ che Filmauro sta producendo. Ha aggiunto De Laurentiis: “È una vita che andiamo avanti mendicando inutili tozzi di pane per sopravvivere. Da noi il cinema non è supportato, è sopportato. I problemi sono di mentalità e non si risolvono certo con una manciata di soldi; il Governo, a questo, è sempre rimasto sordo, servirebbero invece leggi che ci permettano di crescere. Dicono che sperperiamo il denaro pubblico, ma dimenticano che quei soldi vengono restituiti dagli incassi dei film. Negli Usa hanno capito che investire sul cinema significava imporre la loro cultura nel mondo e ci sono riusciti. Avremmo potuto farlo anche in Italia. Ma noi sprechiamo le risorse”.

Fonti:

ROMA, 10 GIU – “Il programma elettorale del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è straordinario per le forme di impiego dei fondi pubblici: ci sono le fabbriche di Nichi, che sono dei centri sociali e il cineporto. In tempi di crisi ci vuole responsabilità da parte di tutti”. Con queste parole il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha attaccato il governatore della Puglia al termine dell’incontro con le regioni, che si è appena concluso. (ansa)

BARI, 10 GIU - ‘’Il ministro Tremonti non distingue un carciofo da un’astronave”. Con questa battuta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, risponde in una nota alle critiche rivoltegli dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per le forme di impiego dei fondi pubblici.

Il ministro “confonde iniziative istituzionali – dichiara Vendola – che danno lavoro perchè investono sull’industria della creatività, come l’apertura dei cineporti, con attività di volontariato politico – che come è del tutto ovvio non pesano sulle casse pubbliche – che coltivano un modello di società radicalmente diverso da quello che vorrebbe Tremonti”.

Per Vendola Tremonti con le sue dichiarazioni “cerca polemiche strumentali che distolgano l’attenzione dalla manovra del suo governo, sulla quale pende un giudizio politico da parte di tutte, sottolineo tutte, le Regioni. Manovra che è considerata – conclude – tra le più inique e inaccettabili tra quelle varate in tutta Europa”.

Tremonti su Vendola:
http://www.youtube.com/watch?v=Zhg59wXOiYw&feature=related


Siamo un paese ridicolo, dice la voce.

09 06 10 @ 12:21  silvio.maselli

Letto qui:

http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1001754.html

Il ministro per la Semplificazione Calderoli se la prende con il presidente dell’Inter, Massimo Moratti. Il problema, secondo il ministro, è che i soldi - tanti- che l’Inter spende per i suoi calciatori e per i suoi allenatori vengono (anche) da incentivi pubblici per l’energia  prodotta con fonti rinnovabili e assimilate. Tra cui il “tar”, l’ultima scoria della lavorazione del petrolio. “Questa è roba che un’azienda dovrebbe pagare per smaltire. Invece, grazie a una legge, c’è chi la brucia e prende pure i soldi dallo stato per produrre energia pulita. Ma chi vogliono prendere in giro?”. Onestamente si fa fatica a capire. Calderoli è ministro. Se questi incentivi sono sbagliati, perché il Governo non li elimina subito? Chi dovrebbe farlo? Invece che queste sparate o le stucchevoli Robin Hood tax sui petrolieri, non sarebbe meglio che il Governo promuovesse una maggiore liberalizzazione del settore in modo da ridurre la bolletta delle famiglie? I soldi che ottiene dall’attività di famiglia, Moratti è libero di spenderli come vuole. Perché non dovrebbe spenderli per calciatori e allenatori stranieri, cosa che sembra irritare Calderoli? Secondo il ministro, Moratti rimpiange i soldi spesi per il portoghese Mourinho? E allora perché il Milan aveva lo scorso anno il brasiliano Leonardo come allenatore? E che dovrebbero dire gli inglesi o gli irlandesi che hanno un allenatore della loro Nazionale italiano? Certo, l’Inter ha avuto in questi anni delle grosse perdite. Tutte però ripianate dai soldi di Moratti. Molto peggio ha fatto il Real Madrid, con perdite ancora maggiori e con una esposizione verso le banche sempre crescente. Nel calcio, in tutto il mondo, non c’è ancora un salary cap, cioè un monte salari che nessuna squadra può superare. Ciascuna squadra spende quanto vuole. Le regole possono essere cambiate – e il Presidente dell’Uefa, Platini, sta lavorando a quello che lui definisce il fair play finanziario -  ma al momento Moratti non ha violato nessuna regola. Ha ragione Fabio Cannavaro quando dice che siamo un paese ridicolo. Solo noi abbiamo il ministro Calderoli, l’amichevole Padania - Regno dei Borboni e un capitano delle Nazionale (quella vera) che, commentando un contratto milionario con una squadra araba sottoscritto a fine carriera, dice: “L’ho fatto per una scelta di vita”.

 


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