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Empty spaces - what are we living for?
Abandoned places - I guess we know the score..
On and on!
Does anybody know what we are looking for?
Another hero - another mindless crime.
Behind the curtain, in the pantomime.
Hold the line!
Does anybody want to take it anymore?
The Show must go on!
The Show must go on!Yeah!
Inside my heart is breaking,
My make-up may be flaking,
But my smile, still, stays on!
Whatever happens, I’ll leave it all to chance.
Another heartache - another failed romance.
On and on…
Does anybody know what we are living for?
I guess i’m learning
I must be warmer now..
I’ll soon be turning, round the corner now.
Outside the dawn is breaking,
But inside in the dark I’m aching to be free!
The Show must go on!
The Show must go on! Yeah,yeah!
Ooh! Inside my heart is breaking!
My make-up may be flaking…
But my smile, still, stays on!
Yeah! oh oh oh
My soul is painted like the wings of butterflies,
Fairy tales of yesterday, will grow but never die,
I can fly, my friends!
The Show must go on! Yeah!
The Show must go on!
I’ll face it with a grin!
I’m never giving in!
On with the show!
I’ll top the bill!
I’ll overkill!
I have to find the will to carry on!
On with the,
On with the show!
The Show must go on.
(The Queen)
Ci sono certi giorni che uno dice: non ce la farò ad arrivare vivo a stasera!
Ti senti sopraffatto dagli altri, dalle loro paturnie, dai loro bisogni, desideri, angosce. Che si trasformano in un macigno insopportabile, come Atlante, il titano che regge il mondo…
Oggi è una di queste giornate qui.
:-)
“Approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti”. Sono le parole di un signore che rispetto molto, ma di cui non condivido nemmeno una delle cose che va dicendo da quando è salito al soglio pontificio (ed anche prima, in verità, essendo stato uno dei più retrivi conservatori della curia romana al tempo di Wojtyla).
Si tratta, infatti, delle parole di Joseph Ratzinger alias Papa Benedetto XIII che, a quanto mi risulta e per quanto ne capisco io di cose di Chiesa sta demolendo, giorno dopo giorno, dichiarazione dopo dichiarazione, lo spirito e la lettera del Concilio Vaticano Secondo che rappresentò negli anni ‘60 la rinascita di una Chiesa ed una religione capaci di sintonizzarsi con la vita quotidiana delle persone in carne e ossa.
La Chiesa degli anni duemila, invece, continua a ritenere il profilattico un rischio per la vita; l’aborto non una libera e dolorosa scelta della donna, ma una minaccia per l’umanità; le coppie di fatto (anche eterosessuali, come la mia, ad esempio e quella di quasi tutti i miei coetanei) un abominio.
Con questo atteggiamento chiunque nutre ancora una speranza di trascendenza ne ricaverà una pessima lezione. Tutti gli altri, quelli che hanno della vita una concezione laica (attenzione: non atea), bè, per fortuna continueranno a vivere serenamente in nome dell’amore e della felicità possibile su questa terra. E basta.
E delle parole del “pastore tedesco” rimarrà una eco lontana e incomprensibile ai più.
PS
Nota a margine: mi stupisce e, francamente, inorridisce, che la Chiesa di Roma (Bagnasco & co.) non spenda una parola una nei confronti della vicenda che vede coinvolto Berlusconi con minorenni.
E’ arrivato il Bif&st 2011.
Ci costa come sempre una grande fatica organizzativa e amministrativa, ma i dati che arrivano dai botteghini, l’interesse fortissimo che abbiamo registrato durante la conferenza stampa romana, la passione dei baresi che rispondono entusiasti mi dicono che la Puglia ha bisogno del Bif&st e per noi è un orgoglio esserne gli organizzatori.
S’e’ svolto ieri il consiglio regionale pugliese che ha discusso e approvato, poco prima di mezzanotte, la proposta di bilancio presentata dalla Giunta Vendola.
Questa mattina ho avuto un paio di appuntamenti con altrettanti produttori cinematografici proprio presso il consiglio, appuntamenti fissatimi dalla presidenza perché accade spesso che i meno informati tra loro, chiamino la presidenza della regione per chiedere sostegno produttivo, piuttosto che direttamente l’apulia film Commission.
Arrivato in via Capruzzi ho trovato decine di lavoratori della sanità per i quali era prevista la internalizzazione e la cui assunzione in forza alla regione prima il governo nazionale, poi la corte costituzionale su richiesta dello stesso governo ha bloccato. Erano arrabbiati e ho provato per loro un moto sincero di solidarietà. Non si può cambiare marciapiede, occorre con-patire con loro perché hanno ragione: e’ stata fatta vedere loro la luce, poi qualcuno gliel’ha spenta. Il dolore sociale e’ enorme. E le responsabilità a me sembrano abbastanza chiare. Chissà se lo sono anche a coloro i quali hanno impugnato il processo di internalizzazione e se, almeno la notte di Natale, forte del proprio esibito cattolicesimo, abbiano provato almeno un moto di umana compassione.
Ma non e’ di questo che volevo raccontare oggi, bensì del fatto che molti consiglieri regionali di maggioranza che ho incontrato li nella hall del consiglio, mi hanno salutato e raccontato che, ieri notte, l’opposizione della sola Pdl (lo stesso partito di Tremonti, quello che ha rinnovato per soli sei mesi il tax credit, lasciandoci tutti di stucco, e che ha dichiarato in data 8 agosto 2010 sul quotidiano La stampa che la cultura non si mangia) in uno dei 104 emendamenti proposti e fortunatamente bocciati, almeno per tutti noi e voi appassionati di cinema, operatori tecnici e artistici del cinema, sindaci e comunità urbane di tutta la Puglia, proprietari di case e proprietà varie, ristoratori, albergatori, noleggiatori di auto, caterer, parrucchieri, truccatrici, baristi ecc.; ha proposto di annullare i finanziamenti alla Apulia film commission.
Se questo emendamento fosse passato, noi oggi avremmo chiuso e, magari, avremmo solo potuto continuare a gestire sino a fine anno prossimo i due cineporti già finanziati con fondi comunitari.
Ed io domando ma questi politici hanno capito di essere all’opposizione della realtà?
Il cinema oggi in Puglia e’ una realtà fatta di centinaia di operatori che ci invidiano in mezza Europa: il loro talento, la capacita’ di adattamento, la comprensione delle esigenze produttive sono valori che le maestranze pugliesi stanno contribuendo a far passare in tutti i lavori che noi riusciamo ad attrarre con un instancabile lavoro di consolidamento della credibilità istituzionale della film Commission pugliese. Lavoro che non sarebbe possibile senza il film fund la cui forza e’ resa possibile dal trasferimento regionale (come chiunque può capire leggendo on line il nostro bilancio) visto che le sole quote associative degli attuali 24 altri soci pubblici (province e comuni) non sono sufficienti che a pagare le spese vive della Afc. Spese prevalentemente in salari e servizi, salari per un personale che, chi ha avuto modo di conoscere da presso, sa essere altamente professionale, preparato, appassionato, competente e indipendente. I requisiti che ho cercato, su mandato del mio Cda (si ricordi composto da una maggioranza di consiglieri espressione di amministrazioni locali di centro destra…).
Per questo oggi, quando mi hanno raccontato di questo emendamento rispedito al mittente ho pensato che spesso la politica sa essere davvero poco lungimirante e che, per fortuna, i dibattiti sono pubblici e chiunque, pensandomi uomo di parte, potrà documentarsi e scoprire i nomi e i cognomi di chi, ieri notte, voleva dire fine alla favola bella del cinema in Puglia. Una favola che produce lavoro buono e occasioni di crescita e di comunicazione territoriale a costi infinitamente più bassi di una qualunque campagna di promozione istituzionale.
Auguri allora a tutti e tutte voi, maestranze del cinema, attori e attrici, fornitori e sindaci che vedrete innalzato il pil e l’immagine del vostro territorio nel prossimo 2011 che, ne siamo certi, sara’ l’anno della definitiva consacrazione del cinema made in Puglia.
Buon anno nuovo!
Il Consiglio dei Ministri odierno ha finalmente inserito, nel decretone cosiddetto “Milleproroghe”, la proroga della copertura finanziaria di tax credit e tax shelter.
Ma per soli sei mesi.
Che lungimiranza…
L’anno politico nazionale sta per chiudersi con i cento cortei di studenti medi e universitari che inondano le piazze contro la vituperata cosiddetta riforma Gelmini.
Il corteo romano, aperto dagli studenti medi che sfilano con le mani alzate e dipinte di bianco, recita “La vostra cultura è la forza. La nostra forza è la cultura”, slogan semplice, efficace e condivisibile. Vieppiù quando il capogruppo alla Camera del partito di maggioranza - notoriamente ex fascista che di manifestazioni ne ha fatte tante in epoche lontane - chiede addirittura gli arresti preventivi, una roba che nemmeno nel Cile di Pinochet ebbero il coraggio di prevedere.
Io non ho letto il testo di legge, ma so che ogni cittadino si forma nel contesto familiare e in quello sociale e che, se sono quel che sono in grado di essere oggi, lo devo anche alle lotte studentesche, alla condivisione di obiettivi e orizzonti alti che ho potuto vivere da ragazzo.
La politica diventa più bella quando si fa lotta collettiva, quando unisce le vertenze e le riassume in uno slogan intelligente che rende nudo il re.
Lunedì prossimo al cineporto di Bari dalle ore 11, martedì a Lecce sempre alle 11, presentiamo la nuova production guide, utile strumento per chi intende lavorare nel cinema in Puglia.
Spero vengano in tanti a conoscere il nuovo strumento e ad apprendere i nostri piani per il nuovo anno.
Fortuna che nel Pd qualcuno intelligente, capace cioè, di leggere la realtà, ancora ne rimane.
Posto questa riflessione di Pippo Civati, raccolta dal suo blog di oggi.
Un punto di vista di parte, come tutti i punti di vista.
E di quello che ne rimane. Perché il presente non è un attacco a Bersani (non mi interessa, né mi appassiona), ma una difesa del Pd. Ed è anche l’ultima, perché passare per “mentecatti” va bene, ma c’è un limite a tutto. E ci sono tante cose da fare nella vita, che premono e che urgono, oltre a seguire le evoluzioni del Pd (che poi non lo sono, perché l’unica evoluzione di questi mesi è stata quella di perdere voti, un terzo, secondo i sondaggi).
Dal “Vieni via con me” di sabato siamo passati al “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?”.
Perché l’intervista di oggi su Repubblica, insieme alle dichiarazioni del vice di ieri (che ha una vice-linea ormai da mesi), confondono il nostro elettorato e fanno pensare che se c’è qualcuno che se ne sta andando dal Pd, questo qualcuno sia rappresentato proprio dai suoi vertici.
Due cose da notare prima delle altre: il Terzo polo non è (ancora e chissà se lo sarà mai) una formazione politica, non si sa esattamente di quanti voti disponga in Parlamento (nel Consiglio regionale della Lombardia, invece, lo si sa: solo quelli dell’Udc), non pare si voglia alleare con il centrosinistra (così ha detto Fini domenica scorsa e Casini non si è mai espresso chiaramente, perché non lo può fare, per ragioni statutarie) e non pare ci possa consentire di costruire il governo tecnico che stiamo inseguendo da mesi (alla Camera non c’è una maggioranza alternativa e al Senato le cose vanno anche peggio). Dal punto di vista elettorale, poi, le chimere sono sempre problematiche, perché si perdono voti da tutte le parti, a destra e a manca.
Non si capisce che cosa faremmo con questa alleanza, dall’Anpi a Salò, come ha scritto qualcuno (altro che Cln), né cosa diremo sull’economia, sull’università, sul lavoro (perché Marchionne è un affamatore di popoli, invece quegli altri sono sinceri democratici), sul precariato, sull’acqua, sulla sicurezza, sul nucleare, sui diritti civili e, nemmeno, su quel sistema elettorale di cui si parla da mesi, per cui era nato un gruppo di lavoro che non ha trovato una sintesi, nonostante l’enfasi politica con la quale era stato accompagnato.
Non si capisce perché lo schema dovrebbe essere lo stesso del 2006, solo che qui c’è l’aggravante che l’Unione è semplicemente più allargata di prima. “Tutti contro B”: così abbiamo sempre perso, alle elezioni o subito dopo. Tranne una volta: quando sapemmo esprimere un leader (ma a Bersani, a cui la leadership non interessa, liquida la questione parlando di “organigramma”) e un progetto per il Paese, credibile e coerente.
E poi le primarie da riformare (dopo che sono già state riformate, tra l’altro, sei mesi fa): si vota in molte città strategiche e, proprio ora, si mettono in discussione le primarie. La verità sembra a tutti (elettori e commentatori) un’altra: a Milano è andata come sapete, a Torino è stato bruciato il candidato che doveva tenere insieme tutti (e li teneva insieme), a Bologna, dopo varie vicissitudini, il Pd non sembra convinto dei candidati che sono in campo, a Napoli non parliamone. Paura di perdere, si chiama, quando, almeno a Bologna e Torino il centrosinistra dovrebbe vincere facilmente. A Napoli no, perché in questi anni non si è fatto nulla per cambiare direzione.
In questi mesi, con questa strategia, siamo arrivati al 23% e con questa mossa scenderemo ancora, per poi dire che il Pd al 20% non basta. E che bisogna allearsi con “tutti tranne B”.
Per difendere il Pd, sarebbe semplice fare alcune cose:
Un elettore su tre se n’è già andato (per non parlare degli iscritti). Recuperare milioni di persone potrebbe essere la nostra priorità, politica ed elettorale. Perché per vincere, lo sanno tutti, in tutto il mondo, bisogna motivare i propri elettori e i nostri, tantissimi, dal Pd sono passati al Pda, il partito dell’astensione. Si era detto al Congresso che ci voleva un partito più strutturato: a un anno di distanza, il partito è meno strutturato di prima. Un bel record.
C’è bisogno di chiarire i rapporti con Vendola e Di Pietro, cercando occasioni pubbliche e trasparenti in cui precisare che cosa si intende fare insieme, dimostrando responsabilità, esattamente come facciamo in tutte le amministrazioni in cui insieme governiamo, da anni, ormai, a meno di non voler mettere in discussione anche quelle, già che ci siamo.
Rispettare le linee congressuali: perché chi ha vinto il Congresso, difendeva il bipolarismo e le primarie e sosteneva che i nostri sospetti fossero malevoli. E invece non erano malevoli e, a questo punto, nemmeno sospetti.
Chiarire il concetto di “moderato”, perché nel Pd di “moderati” ce ne sono già molti e questa rappresentazione di un Pd quale espressione della sinistra tout court, che qualcuno continua a rilanciare, li mette in difficoltà. Anche perché non è vera e diventerà realistica solo se proseguiremo con questo andazzo.
Estendere le primarie alla scelta dei parlamentari, spiegando ai cittadini che cosa vuol dire, perché il Pd era nato per dare parola agli elettori e non solo ai vertici. E vale per questo e per altri discorsi degli ultimi mesi.
Presentare una proposta di legge elettorale compiuta, da discutere pubblicamente con tutti quanti, non nei maledettissimi caminetti.
Lo “schema Puglia”, che qualcuno rivendica con orgoglio (!), ci ricorda che per vincere bisogna disarticolare le destre. Se il Terzo polo si costituirà e si vorrà presentare alle elezioni, sarà una buona notizia. Se vorrà venire con noi (cosa di cui è lecito dubitare), facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all’inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito. E valutiamo se questa alleanza risponde all’esigenza di cambiamento che dovrebbe essere la nostra unica ragione di vita.
Perché qualcuno dice che il Pd forse non esiste più. E, dopo l’intervista di oggi, non ha tutti i torti.
Fonte: http://civati.splinder.com/post/23750509
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