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Guardarsi indietro.

22 04 09 @ 07:38

  

silvio.maselli

Il mio google alert stamane mi ha ripiombato tre anni indietro, al febbraio 2006, allorquando Repubblica Bari parlava del varo dello statuto della Fondazione AFC. Preistoria, forse.

Rileggo il pezzo e penso che almeno una buona parte di quel lavoro previsto sulla carta, in quasi 22 mesi, l’ho fatta. L’abbiamo fatta. Ma le nubi grigie e questa umidità opprimente mi fanno pensare che tanto ancora c’è da fare. Ce lo lasceranno finire sto lavoro?!

Apulia film commission, si parte

L’ APULIA FILM COMMISSION - invocata, strumentalizzata, non realizzata - è sicuramente la questione delle questioni di una Puglia alla ricerca della sua essenza creativa. Accade da almeno sei o sette anni. In pochi mesi, lo strumento necessario a dare coerenza e sostanza al cinema pensato o girato in Puglia pare alla vigilia del suo varo. Passo decisivo, in questo senso, lo compie l’ assessore regionale al Mediterraneo, Silvia Godelli, che domani presenterà lo statuto della Fondazione Apulia film commission: “una fondazione leggera” come la definisce. Si procederà alla costituzione, quindi, e al raccordo con la legislazione regionale di un testo formulato “dopo un’ ampia consultazione che ha interessato sindacati, enti locali e operatori del settore” in accordo con i rappresentanti dei Comuni capoluogo e delle Province (che ne saranno di fatto soci fondatori). La fondazione prevede, al contempo, l’ adesione di Camere di commercio, Fondazioni anche bancarie, imprenditori e associazioni che insieme concorrono a un budget costituito con il contributo iniziale di 500mila euro che sarà versato dalla Regione e, poi, dalle quote annue erogate dalle Province e dai capoluoghi (20 centesimi per abitante) e dagli altri enti (15 centesimi per abitante). A questo patrimonio potranno aggiungersi i contributi statali, quelli forniti dai vari soci, i beni immobili donati e i proventi delle iniziative. Denaro necessario per dare il via all’ intervento pratico della film commission - che avrà per il momento sede presso il settore attività culturali dell’ assessorato al Mediterraneo - sul cinema in Puglia. La costituzione di un fondo per il cinema sosterrà la produzione e distribuzione dei film girati in Puglia e che ne promuovono l’ immagine (su modello di quanto realizzato in Salento). La commissione si impegna altresì a porre le condizioni per attrarre qui le produzioni cinematografiche facilitando il loro lavoro sul territorio, a coordinarsi con le altre film commission italiane e straniere per promuovere le coproduzioni internazionali, in particolare con i Paesi del Mediterraneo. L’ obiettivo resta, nel contempo, quello di formare professionalità e competenze nel settore della produzione di cinema e televisione: a questo scopo si provvederà nel tempo alla costituzione di un centro di formazione di eccellenza. E, finalmente, la memoria. Che la fondazione provvederà a salvaguardare come da tanto tempo ormai si richiede. Il proposito principale è quello di dare corso al recupero della Mediateca regionale pugliese (impacchettata negli ultimi anni all’ ex Ciapi nella zona industriale di Bari) e al materiale audiovisivo e filmico d’ archivio dell’ Abc. Conservati e protetti saranno anche i patrimoni di cineteche, circoli, associazioni, collezionisti e archivi familiari. Non c’ è ancora alcuna idea sui nomi del presidente e del direttore dell’ Apulia film commission. “è davvero troppo prematuro”, spiega Godelli, che è comunque ottimista sui tempi. “Mi auguro che le adesioni dei soci fondatori arrivino al più presto. E se anche tutti gli undici soggetti previsti non saranno pronti subito, ipotizzo una partenza nel giro di qualche mese anche con l’ adesione di quattro di loro. La Film commission è uno strumento di importanza fondamentale per questa regione”. - ANTONELLA GAETA

(22.04.2009)


21 grammi.

02 04 09 @ 09:26

  

silvio.maselli

Oggi sono 21 mesi di direzione di AFC. Cioè 21 mesi che esiste un ufficio Apulia Film Commission, un direttore, una idea vera di film commission. Ventuno mesi sono un soffio, sono pochi grammi di vita, sono un grido, una corsa, un volo rapido. Sono oltre quaranta produzioni ospitate in Puglia, decine di cose fatte, cantieri aperti e in dirittura d’arrivo, sono un miracolo per quanto mi riguarda. Se ci penso mi gira la testa, meglio non pensarci. Meglio stare concentrati, come sempre.

2.4.2009


Trasparenza.

31 03 09 @ 12:59

  

silvio.maselli

Non so non ricordo se da qualche parte l’ho già detto o scritto.

La regione ha approvato da qualche giorno una legge sulla trasparenza degli atti amministrativi che impegna se medesima e le società controllate a pubblicare i propri dati, bilanci ecc. sui rispettivi siti web.

Bene, chi ci segue sa che noi, ben prima della legge eravamo trasparenti. Al punto che tutti sanno dove trovare le informazioni che cercano su questo sito web. Ed io sono contento di questa piccola avanguardia. Piccola, ma preziosa.

31.3.2009


Perchè no casting?

31 03 09 @ 12:45

  

silvio.maselli

Molti me lo hanno proposto o chiesto, allora rispondo così, a mezzo blog…

All’inizio del mio mandato avevo in animo di sviluppare una strategia che prevedesse di fare qui, in AFC, un data base di attori e attrici pugliesi. L’idea era semplice: convochiamo i casting generali presso la nostra sede, effettuiamo riprese di 3 minuti per ciascun candidato, tre foto per i profili e i frontali e mettiamo tutto on line sul nostro portale.

Poi però ho capito che mi sbagliavo. La professione è l’accumulo lento di competenze ed esperienze, per cui sto quotidianamente imparando a fare il manager. E tutti qui dentro imparano a fare film commission. Umilmente.

Perchè oggi dico che non possiamo fare casting ufficiali come AFC?
Per quattro semplici ragioni:

1. Perchè logisticamente sarebbe un massacro. Migliaia di richieste arriverebbero da chiunque decide per una qualche ragione di poter definirsi attore o artista. Ci vorrebbe più di un anno per censire tutti e i costi sarebbero spaventosi.

2. Perchè questo è un lavoro che deve fare il mercato: esistono diverse agenzie che hanno data base di attori, accumulati in anni di duro lavoro. Non sarebbe giusto da parte nostra disboscare il mercato, ponendoci in una posizione dominante, essendo noi la Regione Puglia e potendo usare i suoi soldi, cioè i soldi di tutti i suoi cittadini.

3. I casting generici sono pericolosi e non dicono nulla di una (presunta) abilità professionale. Per cui andrebbe fatto un casting per ciascun copione. Sarebbe un suicidio organizzativo e ci allontanerebbe dall’obiettivo principale di AFC che è e rimarrà sempre quello di sostenere e attrarre le produzioni.

4. Per raggiungere il nostro principale obiettivo, infatti, noi dobbiamo mettere a disposizione i talenti e le professionalità tecniche, non quelle artistiche che vengono selezionate dai produttori (e dal mercato dell’arte, direbbero Marx ed Engels) e non da noi.

Dunque AFC non farà casting, ma continuerà a fare le regole e a vigilare perché nessuno approfitti della buona fede di tanti aspiranti attori e attrici. Cui, a domanda, dico: studiate, studiate tanto. E’ l’unica possibile ricetta che esiste. Lavoro e sudore, diceva un mio prof universitario. Poi in piccola parte fortuna, sapersi o potersi cioè trovare al posto giusto nel giusto attimo.

(31.3.2009)


Landscapes.

30 03 09 @ 09:28

  

silvio.maselli

Oggi ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione della decima edizione del festival di Lecce in un posto incantevole. Sono le Officine Cantelmo e fungono da ’student center’. L’idea è semplice: prendi un posto bellissimo, con un grande spazio fuori, architettura postindustrial, tecnologie moderate ma efficienti. Metti insieme tanti ragazzi e dai loro una casa ed una occasione per parlare e discutere fra loro, per scambiare idee, connettersi. Ora il Salento deve provare ad agganciare i grandi flussi del pensiero internazionale. E sarà completa quella terra meravigliosa.

Tornando alla base sono entrato a Bari dall’uscita ‘Lungomare’ e alle sette di sera passate ho visto decine di persone correre intorno al parco di punta Perotti. Ho provato una emozione sincera: la mia terra è la mia terra, certo, ma è tra le migliori se riesce a costruire senso così con un immobile mobilissimo o con l’abbattimento di un immobile inutile. No?

 


A Milano.

22 03 09 @ 10:21

  

silvio.maselli

Pubblico l’intervista a un produttore che seguo e mi piace molto, Lionello Cerri (e di cui abbiamo appena finanziato un’opera). A Milano discutono di questo. Pubblicato sul Corsera.

Cerri: cultura? E’ caos. Un patto per Milano, il pubblico va coinvolto
Il produttore: “Perché comprare la Manifattura Tabacchi per la scuola di cinema se non ci sono fondi per farla?”

Tra pochi giorni Lionello Cerri festeggerà i 30 anni dell’Anteo. Contemporaneamente sta producendo il nuovo film di Silvio Soldini, “Cosa voglio di più”. Si girerà a Milano: “Anche se Milano è una delle città più difficili per girare un film”.

Perché?
“Perché è una città cara e la Filmcommission funziona male”.

Perché il pubblico non collabora con il privato?
“Nel passato il pubblico era a disposizione dell’esistente e lo aiutava ad emergere. Oggi, il pubblico si sovrappone alle strutture esistenti e manca quel coordinamento che fa crescere le eccellenze”.

Ma voi privati non avete nulla da rimproverarvi?
“Certamente si può migliorare e di molto negli atteggiamenti. Ma voglio ricordare che per esempi a Roma si è fatta la casa del cinema, del jazz, della lettura, della poesia. Non dico che questo sia il modello da seguire ma credo sia importante che qualcuno dica a noi del cinema, o agli scrittori, o ai musicisti: “Perché non troviamo un posto dove poter mettere in linea le idee, confrontarvi sui vostri materiali, parlare ai ragazzi?”.

Interventi pubblici per la cultura?
“No, credo che gli interventi a pioggia non servano a niente. Ma mi chiedo: perché comprare la Manifattura Tabacchi per farci la scuola del cinema quando ci sono pochissimi soldi per lavorare su l’audiovisivo in generale”.

Quindi, c’è bisogno di un Manifesto della cultura come ha chiesto Davide Rampello?
“C’è bisogno di un Manifesto. Soprattutto rispetto agli operatori culturali. E soprattutto un Manifesto che coinvolga il pubblico che a Milano è colto, esigente, preparato. Senza le domande che sorgono dal pubblico sarebbe un Manifesto monco”.

Al primo punto cosa metterebbe?
“È importante che la città investa sulla cultura coinvolgendo i privati e invitando al tavolo il pubblico, che è un pubblico di eccellenza”.

Uno dei temi emersi con forza è la ricerca dell’identità della città. E Milano è il fare. La cultura può lavorare sulla rappresentazione del fare.
“Milano si è sempre rappresentata per quello che è: il fare. Ma non per quello che potrebbe essere. Il fare rappresenta la fotografia dell’esistente. Quello che “potrebbe essere” è la collaborazione tra pubblico e privato, un bel discorso di eccellenza”.

La lingua torna a battere dove il dente duole.
“Noi gestiamo l’Anteo da quasi 30 anni. Mi ricordo che quando iniziai c’erano assessori molto attenti alla vita culturale: Corbani, Aghina. Mentre, oggi, mi sembra che prevalga la logica dell’evento. La somma degli eventi non fa la politica culturale di una città. Sono appuntamenti. Questo discorso non vale solo per il cinema, per le “prime” d’eccezione, ma per tutte le arti. Milano per anni è stato un punto di riferimento internazionale. Ora non lo è più, perché non c’è sistema”.

Maurizio Giannattasio
20 marzo 2009


Di Vittorio 2.

17 03 09 @ 09:44

  

silvio.maselli

Sempre da ilsalvagente.it:

“Muore la prima moglie, lui finisce al confino, muore l’amico sindacalista socialista Bruno Buozzi, il giorno prima della liberazione di Roma da parte deglle truppe alleate e degli americani. Poi scompare anche Grandi, il sindacalista cattolico, che aveva fatto della Cgil il primo sindacato unitario degli italiani, in cui convivevano comunisti, socialisti e cattolici.
Sembra un po’ troppo intimista l’avvio della seconda parte del film di Negrin su Di Vittorio, premiato dagli ascolti della prima serata, che hanno superato i 5 milioni e mezzo di telespettatori..
Poi l’attentato a Togliatti porta l’Italia sull’orlo della guerra civile. De Gasperi e il ministro degli Interni Scelba pregano Di Vittorio di fermarla.
Con qualche “caduta” in più rispetto alla prima serata, e  alcune inesattezze storiche rilevate dai critici, non delude neppure la parte finale di Pane e Libertà. Di Vittorio morì il 3 novemre del 1957, poche ore dopo l’ultimo intervento a un attivo sindacale. Aveva appena 65 anni, visto che era nato l’11 agosto del 1892, a Cerignola, in provincia di Foggia.
La Cgil e i lavoratori italiani gli devono molto. E qualcosa i telespettatori di oggi devono alla Rai, che è riuscita a fare un’operazione di qualità in prima serata.
In fondo non si vive solo di X Factor e di reality come La Fattoria o Il Grande Fratello. I big della tv pubblica e privata dovrebbero ricordarselo più spesso. Domani avremo anche il secondo giudizio dell’Auditel.”

 


Di Vittorio.

16 03 09 @ 06:18

  

silvio.maselli

Non dico nulla. Se non che il 22,2% di share e il quasi 50% in Puglia confermano quel che dice il sito “Il salvagente.it” del “nostro” Pane e libertà, film sulla vita di Giuseppe di Vittorio.
Andiamo avanti così, come sempre, lavorando sodo…
“Capita molto raramente di vedere su RaiUno una fiction impregnata di realismo. Ma ieri sera è successo con Pane e Libertà, il film di Alberto Negrin, dedicato alla vita di Giuseppe Di Vittorio, il “padre” della Cgil, interpretato da un ottimo Pierfrancesco Favino.
La fiction (prodotta da Rai Fiction con la Palomar Endemol e la collaborazione di Regione Puglia Apulia film commission) ripercorre l’intera vita del leader sindacale, dalla morte del padre nei campi, quando aveva solo 6 anni, alle dure lotte contro i baroni di Cerignola e dintorni per affermare i diritti dei braccianti.
Poi il carcere, l’elezione in Parlamento nel Partito socialista nella prima fase del fascismo, l’assassinio di Matteotti da parte della “squadracce”, l’iscrizione al Partito comunista di Togliatti, di cui non condivide, ben presto, la doppiezza mostrata a Mosca di fronte a Stalin.
Non manca il tenero amore per Carolina (l’attrice Raffaella Rea) e quello per i figli. Non a caso il maschio di chiama Vindice.

Stasera va in onda la seconda (e ultima) parte. Le musiche sono di Ennio Morricone.

E non è vero che l’Auditel non premia le produzioni di qualità. Pane e Libertà ha vinto, infatti, la serata televisiva domenicale con 5.548.000 telespettatori. Stabattuta la Fattoria, la concorrente di Canale 5, che ha raccolto davanti al video poco più di 4 milioni e 300.000 spettatori. Il reality di canale 5 è stato, peraltro, battuto (per il periodo di sovrapposizione) anche da Che tempo che fa di Fabio Fazio con Prodi. Il programma di RaiTre ha superato, infatti, i 4 milioni e 600.000 telespettatori.”

Fonte: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Un%20bel%20Di%20Vittorio%20su%20RaiUno%20l%27hanno%20visto%20in%205.548.000
,%20strabattuta%20La%20Fattoria,%20stasera%20l%27ultima%20puntata&idSezione=2514


Vecchiezza, non vecchiaia.

12 03 09 @ 09:56

  

silvio.maselli

Ho passato parte della mia giornata di ieri in compagnia di Baldina Di Vittorio, figlia del fondatore della CGIL e grande uomo del primo ‘900. Attorno a lei, per la presentazione del film tv ‘Pane e libertà’ c’erano tanti ex giovani che hanno conosciuto Di Vittorio e che ne avrebbero di cose da raccontare. Ma oggi, leggendo la splendida amaca di Michele Serra, mi viene in mente che il problema di questo nostro stramaledetto paese è la vecchiezza delle idee e delle azioni, non della vecchiaia. Leggete qua, come non essere d’accordo, comunque la si pensi?

“L´idea di levare potere al Parlamento; di levare potere alla burocrazia; di levare potere allo Stato; di attribuire all´iniziativa privata finalmente senza briglie un potere taumaturgico; è un´idea vecchia. Vecchia di più di vent´anni, sperimentata fino alle sue estreme conseguenze (qualcuna anche positiva) da Thatcher e Reagan e infine travolta e messa fuori gioco dal collasso di un sistema economico e finanziario così sregolato, e così vanitosamente confidente nella propria onnipotenza, da avere scardinato ogni rapporto virtuoso tra lavoro e denaro, tra lavoro e credito, tra lavoro e giustizia sociale.
Che Berlusconi sia vecchio (e non è una considerazione anagrafica) è il punto di partenza dal quale ogni opposizione dovrebbe partire. La sua leadership mette l´Italia in coda (tardiva) davanti a uno sportello già saccheggiato da altri e già chiuso da tempo. Vecchia è la sua idea di società, vecchia la sua ostilità per le regole e per l´equilibrio dei poteri, vecchia la sua diffidenza per la sfera pubblica, vecchia la sua televisione ridanciana e iper-colorata. L´incantesimo del Berlusconi taumaturgo e “moderno” è tanto fragile quanto il suo trucco da eterno giovane. Un giorno o l´altro qualcuno farà, nel momento giusto, un secco “snap” con le dita e ci sveglieremo dall´ipnosi che ci paralizza.” (Michele Serra)


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