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Leggiamo questo articolo apparso qui:
http://www.cinemecum.it/newsite/index.php?option=com_content&view=article&id=2810:la-passione-di-turturro&catid=35&Itemid=411
Approfitto per ringraziare per l’attenzione i giornalisti sardi che ce lo hanno inviato e per solidarizzare con loro. Lavorare bene è un privilegio che ti concedono la politica e le istituzioni, ne siamo consapevoli.
Fonte:
“A ognuno quel che si merita. Noi sulle prime pagine di web, tv e giornali finiamo coi pastori sardi che esasperati dalle quote latte asserragliano la sede della Regione e fanno girare immagini che ricordano scene di pura guerriglia urbana (altro che perla del Mediterraneo).
A Bari, quelli dell’Apulia film commission hanno invitato l’attore John Turturro (in questi giorni in tour per l’uscita del suo nuovo film “Passione”) che letteralmente preso d’assalto da un gruppo di parenti pugliesi prodighi di messaggi d’amore e gesti d’affetto, ha deliziato le fotocamere di giornalisti e reporter internazionali. Risultato Bari e Napoli oggi sono su tutte le cronache degli spettacoli dei media italiani. E noi ci teniamo la guerriglia. Elementare Watson. Si chiama strategia d’impresa: costruisci e fai passare un messaggio e allo stesso tempo lo contestualizzi nel suo territorio. In questo caso, le belle e interessanti location della Campania e della Puglia. E quanto conviene andare a girare in quei luoghi. Insomma, è il cineturismo bellezza.
L’attore feticcio di Spike Lee, commosso da tanto ardore tutto mediterraneo, si è poi lasciato sfuggire una promessa: il mio nuovo film? Sono pronto a girarlo a Bari. Che in fondo, è anche la terra di suo padre, immigrato a Brooklyn: “Devo trovare la storia giusta, qualcosa che mi tocchi l’anima. Intanto farò di tutto per far uscire “Passione” in America, bisogna assolutamente ricollegare la musica e il cinema italiano al pubblico latino”.
E ispirandosi a questa sua caliente identità latina, Turturro la sua nuova storia l’ha ambientata a Napoli, in uno dei quartieri più degradati e, dunque, proprio per questo, più ricco storie. Gran bel colpo per la regione Campania che grazie all’innamoramento dell’attore-regista per i bassi napoletani, proietta la città dritta dritta lungo i boulevard di Hollywood. “Napoli?
Non è stato facile girare. Mi ricorda molto la New York degli anni ‘70, quella in cui sono cresciuto. Con pazienza ho imparato ciò che si può dire e non dire, ad avere rispetto nei confronti negli altri, ad utilizzare massicce dosi di umiltà. Sono stato colpito dalla generosità della gente che aveva poco ma era capace di donare”.
Il viaggio nella tradizione della canzone napoletana firmata Turturro arriva nei cinema domani, una storia priva dei soliti cliché a base di pizza e mandolino, che ha come protagonisti molti voti noti di diverse star italiane: da Massimo Ranieri a Beppe Barra, da Fiorello a Enzo Avitabile, Pino Daniele. Buona Passione a tutti.”
Ricevo e volentieri pubblico, questa lettera da parte di Alessandro Contessa, produttore del film “Focaccia blues”:
Gentile Direttore,
sono Alessandro Contessa, produttore del film “Focaccia Blues” di Nico Cirasola.
Le scrivo per un’osservazione relativa al film “Benvenuti al Sud”. Non posso che essere felice del successo dell’opera e provare piacere nel vedere le code e nel sentire le risate del pubblico in sala per un film prodotto in Italia.
Mi sento, però, di esporre quella che è, per me, una questione urgente. Forse, è il caso di fare attenzione a una preoccupante forma di globalizzazione cinematografica. Una globalizzazione che non è esportazione di differenze ma un sottolineare le tipicità sacrificandole alla massificazione. Un tema che considero importante, motivo per cui ho creduto nel progetto “Focaccia Blues”, ovvero la vittoria del mondo piccolo e “glocale” che si oppone a un certo tipo di globalizzazione.
Non ho visto “Benvenuti al Sud” come un remake, ma come un vero e proprio format, non molto diverso da quelli televisivi. Dopo la versione italiana di “Bienvenue chez les Ch’tis”, meglio conosciuto in Italia come “Giù al Nord”, corriamo il rischio che da ogni parte d’Europa arrivi il suo “Benvenuti al Sud”, con caratteristiche già sperimentate. Ognuno vorrà cucirsi addosso il film, in relazione all’attore e alle situazioni drammatiche a lui più vicine e già conosciute, sfruttando sceneggiature già collaudate e vincenti.
Credo, invece, che un’operazione di questo tipo dovrebbe fare proprio l’opposto, costringendo lo spettatore a riconoscere le tipicità del Paese descritto, non rivolgendosi quindi a un pubblico che ha creato, ma piuttosto a un pubblico che vuole conoscere.
Non dimentichiamo che la creatività italiana ha dato, dà e può ancora dar vita a tante nuove storie diverse e “prototipo”, garantendo contemporaneamente di salvaguardare l’originalità di film che, provenendo da altri Paesi, permetteranno al pubblico di conoscere situazioni e culture a lui sconosciute.
La ringrazio per l’attenzione,
Alessandro Contessa
produttore del film “Focaccia Blues”
Va bene, lo ammetto, sono uno di provincia.
Ma come si fa a non sentirsi un brivido lungo la schiena quando siedi per un po’ accanto a John Turturro per la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo film da regista, Passione, in programmazione da questo venerdì nelle sale italiane e presentato ieri in un Cineporto di Bari gremito di stampa e affollato di cinefili curiosi?
Come si fa a non amare John Turturro?
Ricevo e volentieri pubblico:
Il cinema – come è noto – non è costituito solo dai film, ma da un insieme di fenomeni che si collocano prima, dopo e intorno ai film stessi. Uno di questi è ovviamente rappresentato dalla sala cinematografica. Ad essa numerosi scrittori hanno regalato pagine splendide in cui è sottolineata la sua funzione storica e sociale: il cinematografo è un vero e proprio tempio, dove viene officiato un rito, quello della proiezione, davanti ad una folla che “sbuffa, ansima, sghignazza, succhia caramelle, ti disturba, entra esce, magari legge le didascalie forte, come al tempo del muto”, come nota Italo Calvino nella sua Autobiografia di uno spettatore.
Ebbene, nel giro di pochi mesi tra il 1988 e il 1989, tre registi italiani – ognuno ignorando i progetti degli altri due – girarono altrettanti film sulla nascita, lo splendore e il declino di un cinema di provincia, intrecciandoli naturalmente a storie di cuore. Si tratta di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Via Paradiso di Luciano Odorisio e Splendor di Ettore Scola. Tre film che nacquero da un comune sentire, quello della fine di un’epoca in cui il cinema era al centro del sistema delle arti e l’esperienza spettatoriale rivestiva un ruolo centrale nella vita sociale, sentimentale e intellettuale del singolo.
Purtroppo lo stesso fenomeno si sta ripetendo in questi anni. E se allora furono le sale di seconda e terza visione, situate per lo più in periferia, a chiudere le saracinesche, ora sono le sale del centro cittadino a soccombere dinanzi allo strapotere dei multiplex, portatori di un’idea di cinema quanto mai omologata e omologante. Fenomeno questo che ha fatto sentire i suoi effetti anche a Trani, un tempo città capozona per i rilevamenti Cinetel, ora dotata di una sola sala, il Cinema Teatro Impero.
Per questa ragione il Circolo del Cinema “Dino Risi” di Trani ha scelto di riproporre queste pellicole in una retrospettiva intitolata “Buio in sala”. Si inizia martedì 19 ottobre con Splendor. Si prosegue il 29 ottobre con Via Paradiso – sarà presente il regista Luciano Odorisio – per chiudere il 30 novembre con Nuovo Cinema Paradiso, proposto in edizione integrale. Le proiezioni avranno luogo presso i locali della Libreria “La Maria del porto”, in Via Statuti Marittimi a Trani, con inizio alle ore 18.00. L’ingresso è riservato ai soci muniti di tessera.
Lorenzo Leone Procacci e Vito Santoro
Sono profondamente scosso dai cinquanta secondi che sono passati, alla stazione di Anagnina, prima che qualcuno si fermasse per prestare soccorso alla povera donna colpita da un violentissimo pugno da un conoscente. Pugno che l’ha ridotta in fin di vita.
Sono scosso perché la società della violenza produce indifferenza, paura, angoscia incapace di esprimersi in ribellione di pace, di armonia, di solidarietà.
Siamo stretti nella morsa di un palinsesto media alimentato dalla paura. Non voglio vivere in questo mondo da bronx permanente. Non mi arrendo all’idea che se anche un essere vivente soffre, non soffrano anche gli altri. Non è questo il mondo in cui speravo di vivere, in cui vorrei vivessero i miei figli e fratelli minori.
Sono scosso.
Fonte: http://tv.repubblica.it/edizione/roma/litigano-nel-metro-donna-in-coma-per-un-pugno/54592?video
Sono iniziate questa settimana le riprese del film di Eugenio Cappuccio a Savelletri.
Ecco cosa scrive sul blog del film che segnalo:
http://www.seseicositidicosi.blogspot.com/
A Savelletri ci sono due strade che si incontrano in una piazza-slargo a forma di mezzaluna, ritagliata nel marmo e nel mare. Il pontile si allunga come una sottile matita bianca nello specchio azzurrissimo che, quando verso il tramonto si carica della luce dell’ovest, diventa di puro zaffiro senza alternative. Là gireremo il finale del film prima di tornarcene a Roma.Ecco il mare di Puglia, un’iride di bellezza; ed eccolo placarsi a stento sulla ferita accanto, la terra, che come una macchia di olio carminio, terra rosso ruggine densa come sangue, è il letto nel quale affondano le radici, dure come pietra e vive come uno sguardo possente, le vene di una storia lontana, come un sogno d’infanzia, verdi come solo la vita e la natura matrice di anima sa donare, questi ulivi vecchi quanto la Sistina, vibranti come una sacra reliquia, un miracolo per chi li guarda, sfiora. A perdita d’occhio e di senno quasi.
Ho amato la Puglia dal primo momento, ne sono stato soggiogato, stretto, abbracciato, accarezzato. È entrata dentro di me come una cascata che smuova profondità vissute chissà quando e chissà da chi, e forte come un sole negli occhi. Sono felice di essere qua e racontarla in qualche modo questa bellezza. È un dono vero.
È stata una giornata faticosa, ma qui, piantati in questa terra, non ci si sente sprecati, come altrove capita.
È come avvertire che da qualche parte, qua sotto, corra una radice misteriosa e auspicabilissima, quella della fortuna primigenia. Terra-Dea è davvero questa.
Oggi al Cineporto di Bari abbiamo tenuto la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Puglia Experience e della prima edizione del Forum Mediterraneo di Coproduzione organizzato da Alberto Lamonica.
Ah, che meraviglia di clima che si respira qui dentro.
Ermanno Olmi è al lavoro sul suo nuovo film, a Savelletri (Br) sono iniziate oggi le riprese del nuovo film di Eugenio Cappuccio con Emilio Solfrizzi, Iaia Forte, Belén Rodrìguez ecc.
E nel contempo, sedici ragazzi provenienti da Germania, Francia, Turchia, Israele, Italia si riunivano per iniziare le lezioni e la scrittura filmica guidati da Amedeo e Nevina.
Al Cineporto di Lecce c’è l’attrezzeria e la produzione de “Il Commissario Zagaria”, e qui si fanno anche i casting di una trasmissione televisiva di Mediaset.
In preparazione c’è anche il film di Daniele Gaglianone che girerà a Taranto.
Quando decisi di tornare a vivere in Puglia era questo che desideravo: costruire qui le condizioni per non andar via come invece successe a me, per creare qui, per fare della nostra una terra centrale nei flussi creativi europei.
Ed oggi nei Cineporti si respira aria buona, di quelle che ti ossigenano il cervello e danno molto coraggio per dire che si, ce la stiamo facendo.
Non ericorso
Una breve riflessione sulla pirateria.
Mi capita spesso di partecipare a convegni di settore in cui i vecchi soloni della produzione nazionale inneggiano a sistemi censori contro la pirateria, all’inasprimento delle pene, ad ogni sorta di controllo per impedire questa vera piaga sociale ed economica.
Io sorrido. E ho sorriso tanto quando, a Venezia, tre anni fa, in un importante forum, il regista Daniele Luchetti ha spiegato che la pirateria è ineliminabile. Ero e sono d’accordo con lui.
La pirateria nasce dalla stessa materia della creazione artistica digitale. Se c’è Avatar, ci sarà anche la pirateria che si alimenta con le stesse macchine con cui viene realizzata l’opera d’arte o commerciale audiovisiva.
Dunque a mio parere c’è solo un modo per contenere la pirateria: lucrarci su.
Una tasa di scopo che incida su tutta la filiera di prodotti industriali che sfruttano contenuti audiovisivi (dvd, cd, hard disk, computer, accessori, i-phone, smart phone, i-pad, connessioni internet, service provider, ecc.) è l’unica possibile risorsa da far convergere in un fondo unico, amministrato da un Centro Nazionale per il Cinema e l’Audiovisivo, con il quale alimentare le opere originali.
Così anche i pirati parteciperebbero alla creazione di cui beneficiano a valle.
Obiezione: la Ue non consente la creazione di tasse di scopo. Bene, chiamiamola in altro modo. Ma facciamola. E facciamola presto.
Ho visto la puntata di “Presa diretta” di ieri, trasmissione ideata e condotta da Riccardo Iacona in onda su RaiTre la domenica alle 21.30.
Il titolo era “Senza fabbriche” per raccontare un Paese che ha abbandonato ogni idea di sviluppo industriale di medio e lungo peridodo, non specializzandosi, non scegliendo i settori merceologici sui quali puntare, non investendo in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, processi e mercati, non aiutando gli imprenditori a sviluppare nuove idee da realizzare in pochissimo tempo, non abbattendo i costi di intermediazione e i tempi biblici della burocrazia, non puntando su una scuola e una università di qualità.
Un Paese senza, come diceva quel tale, che su ci ha scritto un bellissimo libro, purtroppo poco capito e letto dai nostri politici, di ogni provenienza e appartenenza politica.
Un dato però mi ha fatto davvero arrabbiare. La crisi che si è abbattuta sul mondo capitalista dal 2008 a oggi è una crisi di mercato classica: i mercati non assorbono più le merci, le aziende non vendono più le proprie merci o servizi, i magazzini rimangono pieni, i lavoratori perdono i posti e vengono lasciati a casa con un salario integrativo che si chiama “cassa integrazione guadagni” a carico dello Stato.
E chi paga allora questa cassa integrazione da due anni a questa parte? Posto che la gran parte delle imprese è al Nord d’Italia, posto che i famosi fondi Fas per le aree sottoutilizzate vengono erogati per l’80% al Sud, è chiaro che, non avendo più investito i Fas dal 2008, il Governo centrale sta pagando le casse integrazioni degli operai del Nord con i soldi del Sud. Questo è l’assurdo gioco al massacro per noi mediridionali. E lo scotto da pagare per un Governo a trazione leghista.
Qui da noi, infatti, la crisi non si sta sentendo come al Nord per il motivo semplice che qui oltre il 35% dei lavori è finanziato o direttamente erogato dallo Stato o dagli Enti Locali. Un modello di sviluppo che non aiuta lo spirito di intrapresa, ma che almeno tiene al riparo i cittadini dai marosi del mercato.
Ma il Paese, il mio Paese, quando finalmente crescerà a livelli di una moderna democrazia e capirà che l’unico modo per farcela nel mondo nuovo è diventare competitivi con la qualità?
Spero di non diventare vecchio, prima di vedere e poter votare una vera, nuova, innovativa ed europea classe dirigente.
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