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Ho conosciuto tanti anni fa il patron dell’allora Arezzo Wave, Mauro Valenti.
Infaticabile e poderoso organizzatore del più grande festival rock del sud Europa.
Ne rimasi impressionato per talento, competenza, passione e capacità di coinvolgere uno staff largo e ramificato in tante “antenne” regionali in Italia e all’estero.
Curai allora, credo fosse il 2003, in collaborazione con il grande Emiliano Coraretti, la sezione videoclip e cinema di Arezzo wave per conto della Fandango. Una esperienza, come si dice, memorabile.
Ho incontrato e sentito spesso in questi ultimi mesi Mauro nel tentativo di offrire loro le necessarie alleanze e conoscenze territoriali per attrarre in Puglia e in particolare nel Salento la loro Italia Wave. Grazie alla bravura di Antonio Princigalli, direttore artistico di Puglia Sounds e all’intelligenza di tutti gli amministratori locali coinvolti, i pugliesi hanno adesso un attrattore in più per incrementare i flussi turistici estivi nel mese di luglio. E sono felice che le persone belle, gira e volta, prima o poi si incontrano nuovamente.
Buon rock a tutti e tutte!
Link e fonte:
“La Puglia si prende Italia Wave: la notizia, un terremoto nel panorama dei festival estivi italiani, è stata ufficializzata negli scorsi giorni. Questa mattina una conferenza stampa a Roma, presente Nichi Vendola, ha ulteriormente chiarito i termini dell’operazione. Italia Wave, organizzato dal 1987 dalla Fondazione Arezzo Wave, si era spostato a Livorno tre anni fa, per problemi con la giunta locale di Arezzo. Da mesi si attendevano lumi sull’edizione 2011, essendo scaduto l’accordo triennale con Livorno e per i prevedibili problemi economici che hanno investito i vari enti in gioco. Il festival dunque, uno dei più importanti in Italia, cambia radicalmente sede e si sposta a Lecce, diventando parte del progetto Puglia Sounds. Il main stage sarà allo Stadio Comunale, ma sono previsti eventi sulle spiagge del Salento, nel centro storico di Lecce e all’Aereoporto di Lepore, dove si esibiranno i dj di Elettrowave. Un’ulteriore dimostrazione di come il modello Vendola riesca ad attrarre eventi di grande valore e a creare ricchezza, anche sfruttando momenti di “debolezza” di altri enti locali: ricordiamo il caso recente del Rototom Sunsplash, costretto da problemi di varia natura a trasferirsi dal Friuli in Spagna. In questo caso, almeno, il trasloco rimane in Italia.”
http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=107074
Tanti ragazzi e ragazze (e non solo) ci scrivono per chiederci informazioni relative ai corsi di formazione e alle opportunità di lavoro presso i nascenti “studios” cinematografici di Castellaneta in provincia di Taranto, di cui qualche giorno fa ha parlato, in una conferenza stampa romana, l’On. Gabriella Carlucci.
Purtroppo non abbiamo informazioni da rendere, perché non siamo noi i titolari di tale iniziativa privata.
Quando ne avremo, come sempre, ne daremo ampia pubblicità e comunicazione tramite i nostri usuali strumenti (sito, newsletter, facebook, twitter e comunicati stampa).
Grazie a tutti e tutte.
Rileggo periodicamente la Costituzione della Repubblica italiana.
Lo faccio perché sono riconoscente nei confronti dei miei studi universitari.
Perché non esiste bibbia civile più avanzata della nostra Costituzione.
Le cui pagine trasudano l’impegno che i Costituenti vi hanno messo per proiettare il Paese in una traiettoria post fascista e finalmente democratica.
So quanto sia difficile crederlo, ma ogni volta che la rileggo, mi commuovo.
Penso a quell’aula fumosa di Montecitorio in cui i nostri Padri costituenti hanno trascorso lunghi mesi di discussioni alate e di compromessi tra le matrici della nostra cultura repubblicana: quella cattolica democratica, quella laica e socialista e quella comunista, facendone una sintesi progressiva, capace di scrivere regole che durassero nei secoli futuri.
E quando leggo passaggi come “la scuola è aperta a tutti”, “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”, “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; penso viviamo in un Paese meraviglioso cui manca solo una vera, autonoma e forte classe dirigente diffusa per garantire ai propri cittadini un po’ di prospettiva e felicità.
Per questo mi rattrista molto leggere delle difficoltà del nostro settore industriale dell’audiovisivo e, più in generale, della produzione culturale. Ma non smarrisco l’ottimismo, perché ovunque vada, e chiunque senta in Italia, percepisco un desiderio forte di cambiamento e la necessità di investire davvero nella più importante delle risorse che abbiamo: il nostro territorio, la nostra cultura e coscienza civile.
Suggerisco di leggere la sezione Millecanali de Il sole 24 ore per seguire il dibattito e aggiornarsi sulle novità e di consultare il portale tafter. Due ottimi modi per capire come va il nostro mondo.
Link:
Millecanali - Millecanali - Formato: application/pdf
www.tafter.it
Mi sveglio presto la mattina, perché amo da sempre leggere i giornali, accompagnare il cane, prendere l’aria buona delle 7. I pensieri si fanno più lucidi e gli obiettivi più chiari.
Quel che ho imparato in questi primi 43 mesi di vita della Apulia film commission, è che puoi fare ogni sforzo logico organizzativo, ma i processi culturali procedono lentamente e per progressivi sedimenti.
In queste due ultime mattine ho capito, leggendo i quotidiani, che il nostro lavoro, qui in Puglia, ha sfondato il muro dei semplici operatori culturali e industriali della nostra filiera.
Lo penso perché ieri ho appreso che l’amica Onorevole Gabriella Carlucci ha annunciato in conferenza stampa a Roma la nascita degli studios cinematografici pugliesi a Castellaneta marina, intitolati al divo per eccellenza, Rodolfo Valentino. Top. (http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/02/02/news/studios_rodolfo_valentino-11977475/)
E stamattina ho letto divertito la pubblicità di un ipermercato pugliese che regala ai propri clienti due biglietti per il cinema, sotto il titolo urlato di ciak e qualcosa…down.
Questi sono segnali che l’interesse dei pugliesi per quel che stiamo provando a fare con una logica sistemica è reale e s’é, appunto, sedimentato, stratificato al livello delle coscienze collettive.
E’ la soddisfazione più grande, che travalica il nostro stesso lavoro tecnico, per assurgere alla dimensione di fenomeno sociale di riconoscimento e identità.
Ancora una volta sono costretto a investire parte del mio tempo per leggere il (e rispondere al) giornale web locale che mi dedica tanta attenzione e foga inquisitoria. Evidentemente perché a corto di altri argomenti o perché oggi non c’è giunta regionale e allora di che altro parlare?
Rispondo all’autorevole firma della sig.ra Mintrone, direttrice del giornale. Sono dunque emozionato e soppeserò le parole come un vecchio doroteo.
Uno: nessuno ha mai chiesto di leggere il diario on line della Apulia Film Commission. Chi lo fa, può scegliere in piena libertà. Dunque se i signori de “L’ira del tacco” lo fanno, è perché vogliono farlo e per creare polemica e aumentare (così evidentemente sperano) il numero di connessioni e farne così più felice l’editore che, a proposito di trasparenza, non si capisce bene chi sia.
Due: l’autostima dei moralisti è tanta che, la formula retorica con la quale presentavo il mio punto di vista circa la distanza siderale che c’è tra Report e un giornale locale, viene scambiata per complimento. E allora così sia, se volete crederlo: siete bravissimi, continuate così! Tanto per voi son tutti uguali, è tutto un magna magna, sò tutti ladri e poco importa che se vado fuori dai confini regionali senta complimenti, stupore e incoraggiamenti e solo qui in Puglia, debba leggere e ascoltare i commenti negativi e critici di chi continua a non dire nel merito, ripeto, nel merito, qualcosa di vagamente utile a migliorare il nostro lavoro. E’ solo gossip bellezza.
Tre: se non me lo impedisse la mole di lavoro che c’è ancora da fare qui, farei volentieri l’addetto stampa della sig.ra Mintrone e, come primo consiglio, le suggerirei di dire a tutti chi le paga lo stipendio e perché, visto che non si conosce altro portale di informazione che non abbia pubblicità (a meno di non considerare tale, con tutto il sommo rispetto, il Vigneri group…). E poi, come noto, costo troppo.
Quattro: quella giuridica della Fondazione è una natura privatistica, dunque il CdA individua il proprio direttore sulla base del cosiddetto intuitu personae, sulla base della garanzia di un’aderenza alle proprie linee guida e degli obiettivi da raggiungere. Di tal guisa che, scegliendo il direttore, gli amministratori si giocano la faccia insieme a lui. Tale rapporto fiduciario per i ruoli apicali consente di scegliere senza gara. Così tre anni e mezzo fa sono stato scelto io, si badi bene, non da Vendola, ma da un CdA composto da consiglieri di centro destra e di centro sinistra, all’unanimità. Mi si giudica su questo o sui risultati che ho portato: questa è la differenza tra chi fa giornalismo e chi rimesta nel fango per cavarne autostima.
Cinque: in sede di CdA fu stabilito anche il compenso del direttore, pari a 65.000 oltre incombenti fiscali e cassa, che, in quanto tale, costituisce un costo per l’azienda, ma non certamente l’emolumento del collaboratore.
Sei: il mio è un diario, non ho la pretesa di farlo passare per un giornale on line. Dunque non c’è nessun pulpito da cui fare prediche, ma solo un punto di vista da affermare.
Sette: devo ripeterlo al sig. Sangerardi, che non capisce: il diario non comporta alcuna spesa per la Fondazione Apulia Film Commission.
Otto: se il suddetto giornalista avesse partecipato alla conferenza stampa di chiusura del Bif&st o se la sua testata avesse un semplice abbonamento all’Ansa, avrebbe scoperto che proprio il direttore della film commission ha consegnato alla stampa i costi puntuali e precisi del Bif&st. Ma evidentemente erano impegnati a cercare la polemica con noi.
Nove: tutto questo è tempo sprecato. Perché non c’è peggior tonto di chi non vuol capire. E per non fare più perdere tempo nemmeno a loro, smetterò di leggere “L’ira del tacco” perché sto regalando loro sin troppa gratuita pubblicità.
Fonte:
http://www.liradeltacco.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2473:lira-del-tacco-tra-eticadiari-e-qreportq&catid=37:tacco-e-spillo&Itemid=78
Ecco, se proprio devo leggere un diario, preferisco quello di Anna Frank piuttosto che quello di Silvio Maselli. Quello della Frank l’ho letto da bambina e l’ho riletto spesso da adulta, quello di Maselli non l’avevo mai letto prima d’ora. Ma visto che sono stata allertata che sul suo ” Diario”, pubblicato sul sito ufficiale dell’Apulia Film Commission, era stata recitata un’arringa contro di me, contro la testata on line che dirigo e contro il lavoro di un pignolo ed eccellente collega qual è Nino Sangerardi, finalmente mi sono imbattuta per la prima volta in questo diario. Bene, continuo a preferire quello di Anna Frank e, in alternativa, quello di Bridget Jones, ma questo proprio non mi acchiappa.
Ma il punto non è questo, de gustibus non est disputandum. Nella sua arringa il direttore dell’ Apulia Film Commission definisce l’Ira del Tacco un ” portale specializzato in campagne moralizzatrici”. Resto estasiata.
Mai complimento più bello mi è stato rivolto finora. Grazie, direttore Maselli, anche se avrei preferito che lei parlasse di etica più che di morale. Senza etica il mondo sarebbe peggio di quello che è, ed io l’etica la esigo da tutti, da me(semplice cittadina), da lei ( direttore di una Fondazione pubblica), da Silvio Berlusconi( Presidente del Consiglio). Senza fare sconti a nessuno per campanilismo, convenienza o circostanza.
Non so se siamo riusciti finora a fare quelle che lei definisce ” campagne moralizzatrici”, ma è encomiabile averci comunque provato con grande fatica, grande impegno e tanta, tanta passione.
Ma le devo dire grazie anche per avermi inconsciamente accostata alla seria, pignola e bravissima Milena Gabanelli. Freud direbbe che il suo è stato un lapsus ed io, manco a farlo apposta, sono proprio della corrente freudiana.
Lei, o meglio, il suo inconscio, fa un parallelismo tra “L’ira del Tacco” e “Report”. Come le è venuto? Lei non ci ha mica paragonati al ” Graffio” o a ” Kalispéra” ma al programma giornalisticamente più serio e ben fatto della televisione italiana!. Resto ancora una volta estasiata.
Lei , con la sua arringa, senza volerlo, mi ha riempito di complimenti. Anche quando dice che la differenza tra noi e la Gabanelli consiste nel fatto che l’esimia collega ” sa scavare nel fango per trovare le belle notizie mentre a queste latitudini ( leggi l’Ira del Tacco) no, il giornalismo piace farlo così, a prezzi d’occasione”.
Direttore, posso osare chiederle se sarebbe disposto a farmi da ufficio stampa? Mi creda, risolverei gran parte dei miei problemi con un supporter come lei.
Concludo, perché davvero sono commossa da tanta benevolenza nei miei confronti. Alla fine della sua arringa, caro direttore, lei si chiede se ” scrivendo su un suo blog, noi dell’Ira del Tacco non approfitteremmo per criticare le idee del Maselli medesimo, additandolo come pericoloso estremista amico di Vendola e dunque inabile a gestire una pubblica Fondazione?”.
Vede, direttore, lei nella foga della sua arringa, a me favorevole, si è definito un “amico di Vendola dunque inabile a gestire una pubblica Fondazione “. Innanzitutto complimenti, il presidente Vendola è persona squisita e ha tutta la mia stima e considerazione come politico e come uomo.
Ma a lei, caro direttore, per evitare che qualcuno possa malignare, consiglierei di spiegare una volta per tutte se la sua carica all’Apulia Film Commission è di tipo fiduciario o se ha partecipato regolarmente ad una selezione pubblica. Ad maiora.
Leggo divertito il pezzo che il signor Nino Sangerardi, ha pubblicato su un portale di informazione regionale dal titolo “L’ira del tacco”, specializzato in campagne moralizzatrici.
Questa volta se la prende con il mio diario, piccolo e modesto spazio di riflessione che unico nel suo genere, la apulia film commission ha deciso di avere all’interno del proprio portale senza alcun costo aggiuntivo per l’ente gestito, come può capire chiunque sappia come si fa un sito web.
E se la prende perché secondo lui (loro, evidentemente), un direttore di una struttura pubblica non deve esprimere le proprie idee all’interno del proprio strumento di comunicazione, bensì fuori di esso.
Come se la mia personalità potesse scindersi tra la funzione e le proprie idee.
Ma quel che mi sembra sempre più incomprensibile di quel portale, è che pervicacemente eviti di entrare nel merito.
Riportano sempre, infatti, il mio compenso (sbagliandolo di diecimila euro in eccesso, ogni santa volta, perché nessuno di loro evidentemente ha studiato economia aziendale e dunque non sanno leggere bene i bilanci); ma mai una volta che analizzino i risultati del nostro lavoro! Forse perché lì non troverebbero la notizia pruriginosa. Ma in questo risiede la differenza tra “L’ira del tacco” e “Report”. La Gabanelli, infatti, sa scavare nel fango per trovare le belle notizie. A queste latitudini no, il giornalismo piace farlo così, a prezzi d’occasione.
Sicché se il Bif&st si annuncia come una iniziativa culturale di successo (per la grande mole di pubblico e la calorosa accoglienza della critica), loro criticano il budget; se noi portiamo in Puglia una media di trenta produzioni l’anno, loro parlano di quella tal delibera che ci assegna risorse per fare il nostro lavoro; se il direttore va in Cina con la delegazione istituzionale della Regione Puglia, loro ricordano lo stipendio del direttore medesimo.
Un modo di fare giornalismo che, francamente, trovo raccapricciante. Perché siamo stati i primi (e ancora tra i pochi) a pubblicare i nostri bilanci e le determine e dunque quel che facciamo è trasparente e noto a chiunque.
Mi piacerebbe leggere una volta almeno una critica di merito. Qualcosa che dica, per esempio, il Bif&st fa schifo perché chi lo organizza non ha pensato ai transfert oppure ha scelto fornitori amici suoi. Ma questo non possono scriverlo, perché verrebbero sbugiardati dalle carte e dagli oltre 350 ospiti che hanno amato la nostra ospitalità e apprezzato - anche pubblicamente - la qualità del nostro lavoro.
E allora sono condannato a leggere ancora, in futuro, che quella tal delibera è sbagliata, che Iarussi fa il giornalista, De Luca è amico di Winspeare perché salentino e che Maselli potrebbe essere più basso di qualche centimetro.
Mai qualcosa che veramente aiuti a migliorare il nostro lavoro. Solo un giornalismo fatto di gossip e di condanna moralistica, buono per le rassegne stampa, pessimo per capirci veramente qualcosa.
In ultimo un sillogismo in forma di domanda: se Maselli scrivesse le stesse cose che scrive su questo diario su un proprio blog, chi giurerebbe che “L’ira del tacco” non ne approfitterebbe per criticare le idee del Maselli medesimo, additandolo come pericoloso estremista amico di Vendola e dunque inabile a gestire una pubblica Fondazione?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Fonte:
Il dr. Silvio Maselli è stato nominato, da Presidente Nichi Vendola e assessori di centrosinistra, direttore della Fondazione Apulia Film Commission.Ente giuridico che ha per oggetto “… La promozione e valorizzazione del patrimonio artistico ambientale della Puglia, al fine di incentivare le produzioni mediatiche su tale territorio anche in coordinamento con altre Film Commission… diffondendo l’immagine e la conoscenza della Puglia in Italia e all’estero”.La Regione ha finanziato–anno 2009– Apulia Film Commission con 1.500.000,00 euro, l’indennità annuale per il dr. Maselli è di 75mila euro.
La Fondazione AFC ha un sito internet.Cliccando in home page sul link “Diario” è possibile leggere pensieri e stati d’animo del direttore Silvio Maselli.Per esempio: il 19 gennaio 2011 scrive ” Dedicato a Silvio Berlusconi” con accluso il testo in lingua inglese della canzone “The show must go on” del gruppo musicale The Queen;il 18 gennaio 2011 Silvio punto Maselli verga ” Medioevo” a proposito delle dichiarazioni rilasciate da Papa Benedetto XIII sulle forme di unione che “ snaturano l’essenza e il fine della famiglia”.
Il Maselli si esprime così: ” Non condivido nemmeno una delle cose che va dicendo da quando è stato eletto al soglio pontificio(ed anche prima:essendo stato uno dei più retrivi conservatori)”; il 22 dicembre 2010 Maselli direttore di AFC parla di ” La vostra cultura è la forza. La nostra forza è la cultura” riguardo “L’anno politico nazionale che sta per chiudersi con i cento cortei di studenti medi e universitari che inondano le piazze contro la vituperata cosiddetta riforma Gelmini… La politica diventa più bella quando si fa lotta collettiva,quando unisce le vertenze e le riassume in uno slogan intelligente che rende nudo il re”.
Lo spazio internet di Apulia Film Commission nasce e vegeta grazie al pubblico denaro, il dr. Silvio Maselli è pagato con soldi di un ente pubblico.Che c’entrano le considerazioni ideologiche e politiche postate sul Diario in merito a Ratzinger, Berlusconi e la Riforma Gelmini? Il ruolo del dr. Maselli nella struttura di natura pubblica non dovrebbe essere quello di organizzatore di ” produzioni mediatiche”?
Se il direttore Silvio Maselli intende esprimere le sue legittime convinzioni può e deve farlo a sue spese: c’è Facebook,il Blog di sè medesimo,il portale nichivendola.it, il forum permanente delle Fabbriche di Nichi o di SEL o chi sa quale altro mezzo di comunicazione.
La Regione Puglia ( le sue società e fondazioni) è dei pugliesi: di sinistra e centrosinistra, destra e centrodestra, centro e sinistra critica. Insomma, una pubblica Istituzione.
http://www.liradeltacco.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2464:quel-qdiarioq-privato-sul-portale-dellapulia-film-commission&catid=25:politica&Itemid=28
In down da fine Bif&st domenica pomeriggio sono andato a cinema a vedere “Qualunquemente” di Giulio Manfredonia, aspettandomi uno spettacolo di sketch televisivi.
Invece quello scritto e interpretato da Antonio Albanese è un film vero e amarissimo, che racconta il nostro paese quasi quanto la cronaca di queste settimane e fa venire una rabbia atroce.
Lo scempio del territorio, la furbizia degli italiani che si lasciano convincere a votare la persona sbagliata da un buono benzina, il disprezzo per l’arte e la cultura, l’uso strumentale della religione, i consulenti di immagine del tutto disinteressati dei contenuti, l’insensibilità ambientale, l’amico sempre pronto ad aiutare il potente che altro sono se non le caratteristiche più profonde di un paese che, nella cattiva politica, trova solo il proprio specchio?
La fine del film è atroce, almeno quanto la sua parte centrale. I tanti italiani che lo stanno andando a vedere si riconosceranno? Sapremo cambiare tutto per cambiare veramente e in meglio?
L’avventura Bif&st è terminata e, al solito, lascia stanchezza e malinconia.
Il calore del pubblico ripaga di ogni fatica e polemica.
Da oggi si lavora per la prossima edizione.
Grazie a tutti e tutte.
Ho partecipato ieri, in qualità di relatore, all’annuale convegno della Fondazione Rosselli che ha presentato i dati economici relativi all’industria culturale italiana; la somma, cioè, dei mercati italiani delle telecomunicazioni e dei contenuti.
Da qui è possibile saperne di più: http://www.fondazionerosselli.it/User.it/index.php?PAGE=Sito_it/attivita_seminari1&semn_id=588
Il convegno, organizzato per tavole rotonde successive, mi ha visto impegnato in un confronto con il DG di Auditorium Parco della Musica di Roma, l’Assessore regionale alla cultura del Lazio, Santini e quella provinciale D’Elia. Il parterre era autorevolissimo e nutrito.
Nel mio intervento, in estrema sintesi, ho detto che gli strumenti previsti dalla Legge Urbani sul cinema e il sistema automatico di sostegno del tax credit/shelter sono utilissimi. Ma che non bastano a fare un mercato vero. Giacché, come noto, solo il gruppo Mediaset, per ragioni storiche e politiche, ha potuto integrare verticalmente la filiera (essendo insieme broadcaster, produttore, distributore ed esercente cinematografico), mentre la Rai vede una evasione del 41% del canone e una governance molto traballante, Sky è sotto lo schiaffo del Ministro Romani che tergiversa - chissà poi perché… - nel concedere le frequenze digitali terrestri e La 7 soffre di nanismo pubblicitario indotto dal duopolio. Ma alla fine, le produzioni indipendenti di fiction, sempre da noi vengono a chiedere le risorse per coprire il deficit indotto dalla contrazione dei budget di Mediaset o Rai. E in questo passaggio ho spiegato il senso del lavoro di noi film commissioner, ragione per la quale mi hanno invitato.
Ho interloquito con l’Assessore Santini spiegandole che la posizione tipicamente espressa dagli esponenti del centro-destra italiano cui lei appartiene, a me pare fortemente ideologica: meno stato, più mercato. Meno sostegno diretto, più strumenti indiretti. Una cantilena che ci ammalia da quattro lustri.
Bene, dico io, ma allora creiamo insieme un mercato vero e forte che consenta di creare più Mediaset e aiuti i produttori indipendenti e gli editori puri a crescere e svilupparsi creando prodotti nuovi. Altrimenti, penso, l’esperienza di “Che bella giornata”, che per me è da considerarsi un grande successo di cui andare orgogliosi, rischia di rappresentare la morte del cinema italiano, invece che il suo rilancio, in quanto tutta la filiera produttiva che ha dato vita a quel film è marcata Silvio Berlusconi.
Una posizione ragionevole, la mia. Ma non condivisa dall’autorevole Gina Nieri, consigliere e membro del comitato esecutivo del gruppo Mediaset (pensate, con delega alla spesa sino a 160 milioni di euro - http://www.mediaset.it/corporate/chisiamo/organi/scheda_14_it.shtml) la quale potendo intervenire dopo di me, ha ricordato - come si dice da circa 16 anni - che il suo gruppo crea lavoro e genera valore per il Paese.
Ma chi l’ha mai messo in discussione?
Io rispetto moltissimo Mediaset che trovo azienda sana e molto ben amministrata. Dico solo e ripeto che di Mediaset ne vorrei altre 3. E allora si, io, figlio dell’Europa unita, amante della concorrenza e del pluralismo, penserò davvero di vivere, finalmente, in un Paese libero e moderno. Prima di allora, invece, saremo condannati al solo scenario che si conosca: il duopolio fittizio.
Uno scenario in cui se un produttore di cinema o tv si vede rifiutare l’acquisto dei diritti di antenna e di distribuzione da Rai o Medusa, fa prima a rinunciare al suo progetto.
Alla fine del mio intervento ho ricevuto, unico fra tutti i partecipanti alle tavole rotonde pubbliche, un caloroso applauso. E durante il lunch time molti si sono avvicinati per complimentarsi per la chiarezza della mia posizione. Ma io, lo dico senza falsa modestia, sono stupito: perché ho solo detto la verità, che sarà anche rivoluzionaria, ma in un consesso così tecnico mi rattrista che nessuno avesse, prima e dopo di me, il coraggio di schierarsi non a destra o sinistra (visto che le posizioni di destra oggi sono peraltro largamente maggioritarie, anche nel settore produttivo cine-televisivo), ma semplicemente verso se stessi, a difesa del mercato - quello vero - e della concorrenza leale.
Prima di andare via una persona che stimo e apprezzo - ma di cui non farò il nome - mi ha detto che avevo avuto coraggio, forse anche troppo, vista la presenza in sala della potentissima e pericolosissima Gina Nieri.
E allora tutto mi si è chiarito. Il nostro settore vive ormai nel terrore. Roma è diventata una fogna insalubre in cui tutti hanno paura della politica e questa tratta l’industria come propria succursale.
Non sono mai stato felice e orgoglioso come ieri d’esser pugliese. Ho imparato dalle lezioni di Giuseppe Di Vittorio e Aldo Moro che c’è un unico modo di stare al mondo: tenere la schiena dritta, non scappellarsi mai dinanzi ai potenti.
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