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Abbiamo pubblicato il bando, fatto un comunicato stampa, postato su facebook la notizia del bando, inviato una newletter.
Eppure nessun pugliese si è iscritto a “Closing the gap”, workshop internazionale finanziato dal programma Media (cui noi abbiamo partecipato, vincendolo…) e rivolto a giovani produttori europei che vogliano apprendere al meglio gli strumenti per finanziare opere cross mediali.
Peccato, perché oggi il clima è bellissimo: trenta professionisti europei e in gamba. Ma solo una pugliese che peraltro vive in Spagna.
Ragazzi, ma siam pazzi?
A queste occasioni non si rinuncia.
Ps
Ieri sera bellissima serata per la presentazione dei lavori di Progetto Memoria 2010/2011.
Un tempo riempiva i teatri e gli bastava una sedia, la sua voce cantilenante e testi al fulmicotone che spingevano alla consapevolezza e alla lotta.
Oggi se n’è andato così, senza che ci accorgessimo di lui, teatralmente, à la Monicelli forse. Chissà.
Un documentario di Nicola Morisco e Daniele Trevisi ed un altro di Angelo Amoroso D’Aragona parlano di lui. Ma soprattutto una sua canzone ha dato il titolo al bel film di Guido Chiesa. E quel testo, quel “lavorare con lentezza” con il quale ancora il primo maggio dello scorso anno accompagnava la festa di generazioni più giovani di lui, rimane il suo testamento spirituale. Lasciato ai posteri senza che questi gli riconoscessero almeno la cosiddetta legge Bacchelli, pensata per sostentare gli artisti ridotti in povertà, quale lui era, afflitto anche dalla quotidiana dialisi.
Ci mancherà il tuo fraseggiare arguto. Addio Enzo.
http://www.youtube.com/watch?v=4EZYXrOnn0M
Se i Paesi della ex cortina di ferro si mettono a fare funding serio, son dolori e allora si che la delocalizzazione diventerà una piaga difficilmente rimarginabile:
http://www.filmneweurope.com/news/bulgaria/film-funding-approved-in-bulgaria
Oggi ho dovuto trascorrere la giornata fuori. Ma n’è valsa la pena.
Sono stato su un set nel cuore della incantevole foresta umbra, nel centro del Gargano.
Lo sapete: da Foggia si prende una veloce statale per Manfredonia e si attraversa una piana a tratti seccata dal sole e a tratti lussureggiante di coltivazioni estese per chilometri. Sulla sinistra si staglia maestoso e muto il Gargano, promontorio arso eppure così magniloquente nella sua silhouette scolpita come fosse una vernice formalista. Poi s’apre il mare magno e sullo sfondo il terminal del petrolchimico, simbolo diabolico di modernità e novecento.
M’immergo nelle gallerie e per chilometri bordeggio il monte, ma “dietro una curva, improvvisamente, il mare”. Così canta il poeta Ivano Fossati.
E riparto lungo una tortuosa teoria di curve mozzafiato, di saliscendi ripidissimi, di moto che curvano, di gomme che stridono, di vegetazione silvestre, di uccelli e farfalle, di montagna che prova a rubare la scena al mare placido di giugno.
E sono a Mattinata, lungo l’incanto dello strapiombo.
Lo confesso. Mi sono fermato, solo. Musica sullo sfondo, a guardare giù, lungo il dirupo. Ammutolito da un mare che sembra disteso per coprire le pudenda di una montagna che non ama specchiarsi nel mare irrequieto e attende paziente la calma primaverile per far mostra di sè, della propria forza irruente.
Riprendo.
E di nuovo curve precipitose, aghi di pino sul fondo, la magia dei faraglioni, discese ripidissime, le grotte a mare e Vieste, con la sua comoda vita turistica, con i tedeschi che attraversano premurosi sulle strisce, con i bambini felici di un mare in calma piatta.
E ancora salgo, veloce, sulla montagna incantata, m’immergo nella prima vegetazione del sottobosco, aree pic nic, maialini che attraversano la strada, belati di pecore in amore con l’erba che sa di nuovi sapori, ruminanti in silenzioso lavorìo di mascelle e bancarelle col miele, silenzio del bosco, calma, piano, curve più dolci, salita e discesa, il fresco ombrato riparo. Il set sul laghetto.
In giornate come questa, torni a casa dopo cinquecento chilometri e ti dici che lavoro fantastico che facci(amo).
Per il cinema, per la creazione artistica, daremmo l’anima.
Ma più d’ogni cosa c’è un amore più grande che si chiama Puglia. La terra. La mia terra. La nostra anima.
Il Gargano è un patrimonio da rispettare, da conoscere, da fare amare.
E’ anche questo l’obiettivo. Mai dimenticarlo.
Stamattina presto, insieme alla lettura dei giornali, sono stato raggiunto da un google alert con questa notizia:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2011/06/05/visualizza_new.html_840595974.html
“‘Steve della Casa, presidente di Film Commission non partecipi domani all’Infoaut Festival, perche’ la sua presenza e’ incompatibile con la celebrazione dell’illegalita’ e dell’antagonismo promosso dagli esponenti dei centri sociali torinesi e dai protagonisti dell’eversione, antisemiti, violenti e avversi alle Istituzioni'’. Lo sostiene Augusta Montaruli, vice capogruppo Pdl in Regione Piemonte ‘’O Della Casa rinuncia alla sua presenza - dice Montaruli - o mi impegnero’ personalmente in Consiglio Regionale alla revoca della sua nomina all’interno del CdA della societa”’.(ANSA).”
e ci sono rimasto secco.
La politica è davvero una brutta cosa sporca se non si fa gli affari propri e pretende di mettere becco negli affari delle società controllate i cui nominati rispondono alla propria coscienza e alle regole dei codici, non a chi li ha nominati, castigando le intenzioni culturali, negando le occasioni di dialogo, intimidendo un professionista.
E diviene addirittura ossessiva compulsiva, la politica, se minaccia apertamente e così sfacciatamente ritorsioni contro la scelta e l’espressione del libero arbitrio di un uomo pubblico stimatissimo per la sua libertà com’è il collega Steve Della Casa.
Personalmente dirigo la film commission da quasi quattro anni e mai, dico mai, qualche esponente della maggioranza di governo regionale mi ha raggiunto con una pressione di qualunque tipo.
Comunque la si pensi, è vero che le distinzioni tra destra e sinistra si annacquano nell’attività amministrativa quotidiana. E i qualunquisti hanno gioco facile a dire che destra e sinistra sono uguali.
Ma chi da giovane faceva il saluto romano a Predappio in ossequio al duce, come molte foto che ritraggono la politica piemontese testimoniano, può normalizzarsi quanto vuole, ma sempre fascista rimane.
PS
Per documentarsi:
http://www.facebook.com/topic.php?uid=31919582251&topic=16828
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/9/assemblea/curriculum/montarulia.htm
http://www.google.it/search?sclient=psy&hl=it&site=&source=hp&q=augusta+montaruli&btnG=Cerca+con+Google&aq=f&aqi=&aql=&oq=#q=augusta+montaruli&hl=it&sa=G&prmd=ivnso&source=univ&tbm=nws&tbo=u&ei=iTrtTdLoHonZsgb2p-XnCg&ved=0CHoQqAI&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.&fp=e9f2a7c13efdafbc&biw=1280&bih=627
Queste sono le idee che mi fanno pensare che la Puglia e i pugliesi sono avanti e noi, nel nostro piccolo, siamo accanto a queste persone in gamba che cambieranno il modo di fare cinema, creazione e marketing:
http://www.facebook.com/pages/MrKanny/31145246446?sk=app_143271185744638
A Cannes 2011 finalmente si muove qualcosa sul piano nord americano: ho incontrato, infatti, diversi produttori di oltreoceano interessati a noi, ai nostri strumenti di sostegno, al combinato disposto di tax credit e facilities territoriali.
Per fare questi incontri, nei tre giorni di permanenza in costa azzurra, mi sono spostato dallo stand italiano a quello USA.
Nello stand italiano - cui si entra senza permesso - solitamente funziona così: centinaia di persone senza una mèta lo affollano per scambiare un saluto, per farsi notare dal produttore di passaggio, per scroccare la lettura dei giornali italiani e poi, magicamente, alle ore 13, arrivano tutti gli italiani accreditati presenti al festival per provare a mangiare qualcosa che però non ho mai assaggiato e non posso dunque giurare sulla qualità (solitamente offrono formaggio e vino, caffè e grissini, ecc.). Insomma il puro cazzeggio italico.
In quello USA, invece, non entri se non sei accreditato da un cittadino americano che garantisce per te e ti cede uno dei suoi accrediti giornalieri. Entri e l’atmosfera si fa rarefatta: ai tavolini tutti trattano e parlano di film (mai di politica come noi italiani amiamo fare…!), poi ti portano in un’area riservata dove alcune hostess ti offrono da bere e tu puoi in santa pace discorrere di affari con il tuo interlocutore. Lascio a voi capire quale approccio sia, in un luogo come Cannes (già di per sé pieno zeppo di distrazioni), la soluzione migliore.
Me lo domando da anni: perché scambiare uno stand istituzionale (Anica e Cinecittà gli organizzatori di quest’anno) per uno di natura turistico-gastronomica? Potessi decidere io renderei possibile l’accesso solo agli addetti ai lavori. Per tutti gli altri c’è una città meravigliosa in cui passeggiare, centinaia di bistrot da frequentare, comode spiagge da inondare. Ma io a volte scopro di non essere italiota…
Dario Fo, sul teatro: In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa.
Citazione raccolta su facebook da Roberto Giacoia.
Esco matto quando penso a questo paese di matti.
Noi affidiamo spesso dei servizi all’esterno tramite la scrupolosa osservanza del codice degli appalti.
Qualche giorno fa mi chiama una persona per chiedermi se la tale gara fosse o meno vera:
< Che significa? > gli chiedo io.
< Voglio dire se sapete già a chi aggiudicare oppure se conviene partecipare > mi dice lui.
E allora capite che gli italiani sono malati di testa. Che pensano sempre alla mala fede altrui. Che non c’è prosperità possibile per le aziende, se queste immaginano che delle procedure di pubblica evidenza siano già affidate. E significa anche, purtroppo, che malversazione, falso ideologico, uso distorto delle pubbliche risorse sono pratica comune e accolta da tutti. E pensi allora che aveva ragione quel malandrino di Bettino Craxi quando diceva di essere solo l’apice di un sistema che, gattopardescamente, non è mai cambiato.
E pensi, soprattutto, che non conoscono noi di Apulia Film Commission. Che noi la notte amiamo dormire con la coscienza pulita.
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