Diario
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Certe volte.

Certe volte provo vergogna per alcune sentenze dei tribunali. Non sono un estremista pazzo, uno scapestrato capellone, un tossico barbone, un fiero oppositore ideologizzato.

Ero e sono un cittadino consapevole che il mondo che precedeva la caduta delle torri gemelle era (come lo è il mondo odierno) profondamente ingiusto. E che a decidere per me, per tutti noi, non potessero essere i manager di alcune multinazionali, i leader di alcuni paesi, i broker di alcune assicurazioni, gli amministratori delegati di alcune banche.
Sette anni dopo, molti di quei supposti leader hanno visto fallire le proprie titaniche imprese. Hanno perso tutto, tranne il posto di lavoro, molto ben remunerato. A noi i debiti, a loro le poltrone.

Ero a Genova per unire la mia voce a quella di milioni di uomini e donne che della globalizzazione volevano prendere il lato più affascinante e giusto.

Abbiamo, invece, preso solo un sacco di mazzate e ancora oggi mi chiedo perchè e chi abbia dato l’ordine di farlo.

Oggi a casa rileggerò quelle vecchie pagine pasoliniane sul potere.
Non voglio fare la loro fine.

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