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Veloci impressioni da Berlino 2012:
1. La crisi c’è, forte, densa, bituminosa. E si sente. Meno operatori al mercato, affari a rilento.
2. Berlino è sempre il miglior posto in Europa per fare affari territoriali: grandissimo l’interesse nei nostri confronti, tanta attenzione da parte di produttori stranieri e conferme dagli italiani.
3. La promozione del cinema italiano così non va. Ma come, entri nello stand italiano e non leggi da nessuna parte che, tra iva e tax credit in Italia oggi i produttori stranieri risparmiano sino al 46% di tasse? In Cile fanno meglio, giuro.
4. Nella metropolitana di Berlino non esistono i tornelli: ci si fida. Ma evidentemente se ti beccano senza biglietto ti pelano. Gente seria sti tedeschi.
5. Tristezza Tacheles: una volta il più bel centro sociale e culturale d’Europa. Oggi vi stazionano davanti tre spacciatori (un tedesco, un mediorientale, un afro). E il tanfo di acido urico è drammatica.
6. Una corsa di taxi lunga anche mezzora costa 20 euro o pochissimo più. Alzi la mano e si fermano i taxi. Se liberalizzare le licenze significa questo, allora Mario Monti ha ragione.
7. L’amico dice “beato te, vai a Berlino”. Non sa che ho tenuto circa 12 incontri al giorno, seguito tre conferenze, partecipato a due meeting internazionali, sostenuto trattative molto dure, visto alcuni film. Il lavoro è lavoro. Pure a Berlino, Cannes, LA, Mumbai.
8. Ma la sera, passeggiare per il quartiere ebraico è stupendo. Senti solo i tuoi passi affondare nella neve chiacciata e il rombo lontano di Potsdamer Platz.
9. Diaz - Don’t clean up thi blood è il capolavoro di Daniele Vicari. Storceranno il naso i militanti severi, perché manca il movimento con le sue sacrosante e attualissime ragioni. Ma Daniele non ha voluto rifare l’ennesimo documentario. Ci parla di cos’è il fascismo. E’ un altro cinema.
10. Certezze teutoniche: la navetta gratuita dal Martin Gropius al Marriot, le gambe delle hostess, le arance marocchine nella hall del MGB, Myriam Arab, Filmitalia, il ristorante Gambrinus, la passeggiata al memoriale dell’olocausto e nel Tiergarten, Thierry Baujard, Cine - Regio e Charlotte, Nunnu, gli italiani che stanno sempre tra di loro invece di buttarsi nel mondo concentrato a Berlino. Ma io non mi sento italiano e me ne vado per i giri miei.
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